Home Rubriche Miti a Metà Il “mago di Os” che incantava Stamford Brigde: Peter Osgood

Il “mago di Os” che incantava Stamford Brigde: Peter Osgood

Per il terzo numero della rubrica “Miti a Metà”, ripercorriamo le vicende di un grande attaccante il cui nome resterà indissolubilmente legato alla prima grande Golden age della storia del Chelsea Football Club.

I suoi fans lo chiamavano “The king of Stamford Bridge” e “The Wizard of Os” -con un delizioso gioco di assonanze tipicamente british-  a testimonianza del loro affetto per quell’attaccante longilineo ma robusto, il cui fisico da classico centravanti inglese distraeva dalle ottime doti tecniche, una delle bandiere del Chelsea che, nella prima metà degli anni ’70, si impose in patria e in Europa dopo decenni di grigio anonimato.  Peter Leslie Osgood era questo: il simbolo di una squadra che riuscì ad uscire finalmente dalla mediocrità e rimpinguare una bacheca fino ad allora piuttosto scarna. Giocatore completo, aveva nel “diving header” (il colpo di testa in tuffo, per intenderci) il colpo migliore, un gesto di spettacolare atleticità che esaltava il football anglosassone, imperniato sul gioco aereo. Uno dei gol più famosi ed importanti di Osgood fu proprio un tuffo di testa: il 29 aprile 1970, nel replay della finale di F.A. Cup a Old Trafford contro il Leeds, con  i suoi in svantaggio per 1-0 per via del gol di Mick Jones al 35′ del primo tempo, al minuto 78′ Ossie (un altro dei nomignoli con cui erano soliti chiamarlo i tifosi) segue un lungo traversone di Charlie Cooke, si libra a mezz’aria e batte Sprake con un incornata che vale il pareggio dei Blues sotto la stand gremita dai tifosi del Chelsea. Il gol protrae la finale ai supplementari per la seconda volta ma la zuccata di David Webb in mischia risolve la partita e consegna la prima F.A. Cup della storia del club ai ragazzi di Dave Sexton.

Il gol di testa di Osgood nel replay della finale di F.A. Cup del 1970
Il gol di testa di Osgood nel replay della finale di F.A. Cup del 1970

Quel sofferto successo fu il viatico per un altra primizia, infatti  la stagione 70/71 vide il  club londinese aggiudicarsi il primo alloro internazionale del suo palmares: la Coppa delle  Coppe. Dopo aver eliminato l’Aris di Tessalonica e il CSKA Sofia, i Blues dovettero  penare non  poco per eliminare il Club Brugge ai quarti di finale: il 2-0 maturato all’andata in  Belgio con le  reti di Lambert e Mormenout venne ripreso dagli inglesi solo nel finale: il  gol di Peter Houseman viene raddoppiato all’84’ da Osgood al 114′ sigla la doppietta che completa la rimonta prima del poker di Tommy  Baldwin. In semifinale il derby inglese con il Manchester City è deciso da un doppio 1-0: in casa il Chelsea passa grazie al gol di Derek Smethurst, l’attaccante sudafricano trovatosi a sostituire l’indisponibile Osgood che salta anche il ritorno al Main Road, espugnato grazie al gol di Webb: i Blues così vendicano lo 0-3 patito a Stamford Bridge in F.A. Cup a gennaio e volano in finale. Quel Chelsea specialista di Coppe era una squadra che amava ripetersi: anche contro il Real Madrid va in scena una doppia finale dal momento che la prima  finisce 1-1 dopo i supplementari con gli spagnoli che pareggiano al 90′ con Zoco il vantaggio firmato ancora da Osgood. Due giorni dopo, il 21 maggio 1971, allo stadio Karaiskakis del Pireo, il secondo round: The Wizard lascia ancora il segno con il destro chirurgico del 2-0 che batte Borja, chiude la contesa e vanifica il gol di Fleitas ad un quarto d’ora dalla fine. Il successo internazionale non ebbe alcun riflesso in campionato dove il club di Londra non andò mai troppo vicino a quel successo che mancava dal lontano 54/55 ma continuò a fa strada in Coppa: nel 1972 raggiunse la finale di Coppa di Lega contro lo Stoke City di Gordon Banks che, malgrado il solito gol di Osgood, si impose per 2-1 grazie a Conroy e Eastham. The King ha sempre avuto un feeling speciale con le coppe nazionali, fin dall’esordio, il 16 dicembre del 1964, nel replay del quinto turno di Coppa di Lega contro il Workington, quando il giovane Peter segnò entrambe le reti del 2-0 finale. I londinesi, poi, avrebbero vinto quel trofeo battendo in finale il Leicester City. L’esordio folgorante gli guadagnò le luci della ribalta quale uno dei giovani più promettenti del calcio inglese, ma un grave infortunio alla gamba ne compromise i primissimi anni di carriera. L’avventura al Chelsea riprese tracciando una parabola il cui apice viene toccato nel 70/71 prima di un lento, inarrestabile declino:  in First Division, il 7° e 12° posto tra il 71 e il 73 furono il preludio alla mesta retrocessione del 73-74, con i Blues penultimi che sprofondarono in Second Division. I tempi sono maturi per un’addio: il “Mago” passa al Southampton per la cifra record di 256.000 sterline e, nonostante giochi due delle tre stagioni in biancorosso tra i cadetti, non manca un’altra gioia di Coppa: il primo maggio del 1976 arriva la seconda F.A. Cup in carriera a seguito del successo di misura (1-0) dei Saints sul Manchester United siglato dal gol di Stokes a 10′ minuti dal termine. Dopo una breve parentesi al Norwich e una stagione nel campionato statunitense, Osgood ritorna al Chelsea nel 1978, ma ai londinesi non basta ad evitare un’umiliante ultimo posto che costa un’altra dolorosa retrocessione. Stavolta è davvero finita: Osgood resta nel club per qualche mese prima di annunciare il suo ritiro, nel mese di Dicembre.

La vita fuori dal campo non fu priva di risvolti spinosi: lo Union Inn, il pub aperto negli anni Ottanta e gestito assieme all’amico e compagno di reparto Ian Hutchinson, non ebbe molta fortuna. In aggiunta, Ken Bates, il nuovo presidente del Chelsea, bandì Osgood ed altre vecchie glorie del club dallo Stamford Bridge per via delle aspre critiche rivolte alla sua gestione, piuttosto autocratica. Con il nuovo corso Abramovich, a Ossie venne permesso di sedere nuovamente sulle tribune dello stadio che fu “suo” per oltre dieci anni e che lo avrebbe accolto fino all’ultimo: il primo ottobre del 2006, a cinque mesi dalla scomparsa, durante una commossa veglia funebre, le sue ceneri vennero sepolte sotto il dischetto dell’area di rigore della Shed End, alla presenza di ex compagni, colleghi e  managers oltre a 2500 fans accorsi per tributare l’ultimo saluto al Re dello Stamford Bridge. Come ogni re che si rispetti, anche ad Osgood è stato eretto un monumento: il 24 settembre 2010 è stata posta, alle spalle della West Stand, una statua in sua memoria. Ora The King avrà per sempre uno sguardo sul suo regno.

La statua dedicata ad Osgood a Stamford Bridge
La statua dedicata ad Osgood a Stamford Bridge

 

 

 

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