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Miti a metà – Il guerriero biscaglino: Daniel “Dani” Ruiz-Bazán

Per il suo 26esimo numero, la rubrica Miti a Metà approda in Biscaglia, provincia dei Paesi Baschi che ha dato i natali all’ultimo capitano dell’Athletic Bilbao campione di Spagna. Daniel “Dani” Ruiz-Bazán, terzo marcatore della storia del club basco dopo Telmo Zarra e Agustin Bata.

Daniel Ruiz Bazan nasce a Sopuerta il 28 giugno del 1951; ancora ragazzino, si trasferì a Sodupe, lì dove iniziò a tirare i primi calci ad un pallone. L’esordio nel campionato regionale fu tra le fila del T Sodupe, a soli 14 anni, grazie ad un allenatore che aveva falsificato i documenti per permettergli di giocare malgrado l’età. Il giovane mise subito in mostra grandi doti, che attirarono le attenzioni di dirigenti e osservatori dell’Athletic Bilbao. Prima di arrivare in prima squadra, però, Dani dovette attraversare una lunga fase di apprendistato nelle serie minori: nella stagione ’69-’70, passò in prestito al Getxo; l’anno dopo al Villosa mentre la stagione 1971-’72 la giocò in terza divisione, in una squadra satellite dell’Athletic (con 33 presenze e 8 gol).

Furono comunque stagioni importanti per la formazione del giovane Dani: dai trucchi imparati a Sodupe (il rigore tirato “di seconda” per via di una pozzanghera) agli allenamenti supplementari per migliorare il colpo di testa -suo fondamentale migliore malgrado il solo metro e settanta di altezza – al Villosa.

Nel 1972 esordisce in seconda divisione tra le fila del Barakado, squadra dell’omonima città basca: gioca due stagioni; la seconda è quella della consacrazione: i 9 gol (siglati in 34 presenze) testimoniano che il giocatore è pronto per il salto di categoria. A 23 anni, Dani lasciò il lavoro in banca per entrare finalmente a far parte della prima squadra del Bilbao. Il debutto con i Leoni cade il 29 settembre 1974 (Valencia – A. Bilbao 3-0): quella rojiblanca sarà la prima e ultima maglia indossata da Dani nella massima divisione spagnola. Sempre con il numero 7 sulle spalle (“Ero un attaccante, non un’ala, però il sette spiccava sulla maglia“).

La stagione d’esordio al San Mames fu positiva: 30 presenze tra campionato e coppa con 7 reti all’attivo; ben presto, il pubblico della Catedral imparò a conoscere le sue grandi qualità: rapidità, capacità balistiche e fiuto per il gol. Dani era anche un ottimo rigorista, ma proprio dagli undici metri arrivò la prima cocente delusione della sua carriera. Nella stagione 1976-’77, l’Athletic Bilbao conquistò la finale di Copa del Rey contro il Betis Siviglia. La gara terminò 2-2 dopo i tempi supplementari; si resero perciò necessari i calci di rigore. Il quinto rigore per i biancorossi toccò proprio a Dani (in gol per il momentaneo 2-1 basco), ma Josè Ramon Esnaola si oppose e prolungò la lotteria dei penalty a oltranza, dove gli andalusi si imposero dopo altri dieci tentativi.

“Mi si ricorda sempre per quel rigore sbagliato (il decimo della serie) nella finale col Betis del ’77. Per la verità l’ultimo lo tirò Iribar, uno specialista. Ho tirato spesso rigori decisivi, ma quel giorno al Calderon, davanti a Esnaola, lo tirai proprio maleMentre gli altri tiravano, io guardavo accovacciato con le mani sugli occhi, poi il guardialinee mi diede la palla e pensai “qui possiamo vincere la coppa”. E invece iniziarono a tremarmi le gambe e tirai malissimo” ricorderà Dani in un’intervista del 2011*.

L’anno dopo, il Bilbao perse anche la finale di Coppa UEFA contro la Juventus (1-0 a Torino, 2-1 in Spagna). Dani si consola con l’esordio in Nazionale: in casa della Svizzera, raccoglie la prima di 25 presenze totali con le Furie Rosse. Prenderà parte alla spedizione argentina nel 1978 (segnando un gol all’Austria). Al culmine della sua stagione migliore (1979-80, 30 gol tra campionato e coppa), contribuisce alla qualificazione della Roja agli Europei italiani (3 gol).

L’Athletic Bilbao tornò a vincere il campionato nel 1983, grazie a Dani e a giocatori del calibro di Zubizarreta, Salinas, Sarabia, Urtubi, Liceranzu, Argote e De Fonte. Il contributo del numero 7 al titolo della stagione successiva è limitato, ma non meno decisivo: Uno dei gol più importanti della sua carriera lo segnò proprio nel corso di quella stagione, il primo aprile 1984, al Real Madrid; una rete decisiva, dal momento che le due squadre chiusero il torneo con gli stessi punti (49) ma la differenza reti premiò i baschi. Ecco il ricordo di Dani (subentrato a Noriega al 77′): “Fu un cross di Goicoechea, io ero nell’area piccola. Vidi Miguel Angel (portiere del Madrid, n.d.r.) pronto ad uscire ed ero marcato da Paco Bonet. Pensai che se i due si scontravano, io dovevo solo spingere la palla in rete…”. E fu proprio così che andò: i ragazzi di Clemente ribaltarono così il gol di Stielike a 3′ dalla fine e poterono bissare il successo della stagione precedente. Ecco i gol di quella sfida:

 

Il blitz con cui trafisse la Real Casa fu, difatti, l’ultimo acuto di una carriera che Dani concluse al termine della stagione 1985-86: il 15 marzo 1986, all’83’ di Bilbao – Betis Siviglia (2-1), Il Guerriero entrò al posto di Julio Salinas per disputare gli ultimi 7′ della sua parabola rojiblanca. Andarono così agli archivi 12 stagioni spese con la maglia dei Leoni del San Mames, fatte di gioie, dolori e duelli epici con arcigni terzini, in primis San Josè, laterale del Siviglia: “In campo erano mazzate, ma fuori c’era rispetto reciproco. Di solito, a Siviglia vinceva lui, a Bilbao vincevo io. E anche Camacho e Cundi non erano da meno“. Parola di Guerriero.

*I virgolettati contenuti nell’articolo sono tratti da una intervista concessa da Dani a El Pais nel 2011

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