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Miti a metà – Mezzo secolo avanti Hristo: Georgi “Gundi” Asparuhov

Georgi Asparukov con la maglia della Bulgaria
Georgi Asparukov con la maglia della Bulgaria

Per il suo 27esimo numero, la rubrica Miti a metà volgerà lo sguardo ad Est, in Bulgaria, per narrare la (purtroppo) breve carriera di colui il quale viene considerato il più grande giocatore bulgaro di tutti i tempi: Georgi Asparukov.

Hristo Stoichkov, ex giocatore di Parma e Barcellona, Scarpa d’oro nel 1990 e Pallone d’Oro nel 1994 (anno in cui guidò la Bulgaria ad uno storico quarto posto al mondiale americano di cui fu anche capocannoniere) è senz’altro il calciatore bulgaro più famoso di sempre. Non il più forte però. Almeno, non secondo i suoi connazionali, per i quali, il più grande calciatore bulgaro di tutti i tempi è stato Georgi “Gundi” Asparuhov.

Malgrado il palmarès fortemente sbilanciato a favore dell’ex blaugrana, i bulgari paiono prediligere decisamente “Gundi” all’ “Ayatollah” quale calciatore più forte mai nato tra la Dacia e il Peloponneso. Eppure, la Bulgaria di Asparuhov ha sempre stentato ad imporsi a livello internazionale (tre partecipazioni mondiali senza mai fare troppa strada) rispetto all’irripetibile squadrone del ’94. Forse, una volta tanto, la verità non sta nel mezzo, ma alla fine. O meglio, nella fine. Quella tragica e prematura che strappò Gundi alla vita troppo presto, a soli 27 anni, il 30 giugno del 1971. 

A portare Asparuhov, assieme al compagno di squadra Kotkov, su quel tratto di autostrada che corre lungo il passo Vitinya, nel cuore dei Balcani, in mezzo alle verdi alture degli Stara Planina tra Sofia e Botevgard, fu il fato. Senza dubbio. Una catena, quasi inverosimile, di coincidenze e casualità, portò i due attaccanti del Levski Sofia a trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato…

Nato il 4 maggio del 1943 a Reduta, un distretto di Sofia che prende il nome dalla fortificazione costruitavi dopo la Guerra di Crimea, Georgi Rangelov Asparukov entrò nelle giovanili del Levski a sette anni, iscritto dal padre, grande tifoso dei Blu di Sofia. Fin da giovanissimo evidenzia un grandissimo talento: “E’ un calciatore nato, non abbiamo nulla da insegnargli“affermerà Konstantin Georgiev, tecnico dell’under 16 del Levski. A 17 anni, il giovane Asparuhov vinceva il suo secondo campionato giovanile, meritandosi la convocazione in prima squadra per la stagione 1960-61. Abbandonata definitivamente la pallavolo (di cui era un astro nascente) e compiuti 18 anni, Gundi dovette trasferirsi agli acerrimi nemici del CSKA Sofia per frequentare l’accademia militare. Scartato (!) dopo un’amichevole, fu mandato in prestito al piccolo, ma emergente, Botev Plovdiv: in giallonero, al fianco della futura leggenda del club Dermendzhiev, il nostro conquistò una Coppa dell’Esercito Sovietico (1962) e i quarti di finale della Coppa Coppe ’62/’63. Naturale conseguenza fu l’esordio in nazionale: il 6 maggio 1962, nell’amichevole disputata (e vinta 2-0) in casa dell’Austria; sarà la prima di 50 presenze, arricchite da 19 gol.

I 25 gol (di cui 16 realizzati il secondo anno) in 47 gare convinsero il Levski a richiamare Asparuhov per la stagione ’63/’64: i suoi 15 gol valsero un secondo posto ai Blu, che la stagione successiva, grazie alle 27 reti di Gundi (capocannoniere del campionato) si laurearono campioni di Bulgaria. Quel 1965 venne impreziosito dai premi come Miglior Atleta Bulgaro e Miglior Giocatore Bulgaro dell’anno, oltre all’8° posto (ex aequo) nella classifica del Pallone d’Oro, davanti a gente come Puskas e Jasin.

Asparukov con la maglia del Levski Sofia
Asparukov con la maglia del Levski Sofia: Gundi è il terzo miglior marcatore di sempre del club (con 153 reti), dietro Sirakov e Panov

Attaccante normolineo ma prestante (poco sopra il metro e ottanta), praticamente ambidestro, bravo tecnicamente, forte di testa e nelle soluzioni balistiche, Asparuhov si impone a metà anni Sessanta come uno dei numeri 9 più forti del continente: a rimanere stregato dallo sue doti fu anche Nereo Rocco, che ebbe modo di ammirarlo nel doppio confronto tra il Milan e il Levski Sofia al primo turno di Coppa Coppe ’67/’68: benché a San Siro il Diavolo s’impose di goleada (5-1), il gol ospite, fu, ça va sans dire, a firma di Asparuhov (che segnò anche nell’1-1 del ritorno). Il Paron avrebbe voluto Gundi in rossonero (“E’ il centravanti dei miei sogni“, avrebbe dichiarato dopo averlo visto in azione) e il Milan non lesinò alcuno sforzo per portarlo a Milano: 500mila dollari e la promessa di emigrare in Italia non furono argomenti sufficientemente convincenti a svestire l’attaccante bulgaro della sua seconda pelle, il blu del proprio club perché “C’è un paese chiamato Bulgaria e in questo paese c’è un club chiamato Levski. Potrete non averne sentito parlare ma lì sono nato e lì morirò“.

Il Milan non fu l’unico grande club europeo ad incassare un due di picche da Asparuhov; qualche anno prima era toccato al Benfica del grande Eusebio tentare – invano – di strappare Gundi all’alma mater del Levski: a seguito dalla gara di ritorno degli ottavi di finale della Coppa Campioni ’65/’66 giocata a Lisbona (in cui il centravanti bulgaro aveva messo a segno una doppietta) i lusitani provarono ad accontentare la Pantera Nera (“Avrei voluto giocare con Asparuhov: fu il primo a segnarci una doppietta in casa, nessun altro c’era mai riuscito prima”) ma le avance della dirigenza portoghese poco poterono contro la fedeltà del campione e la coercizione del regime, che mai avrebbe permesso al giocatore più rappresentativo del paese di andare a giocare all’estero.

L’annus mirabilis di Asparuhov fu certamente la stagione ’67/’68: detto del vis-a-vis con il Milan, arrivò poi il secondo titolo nazionale in carriera con il Levski (il terzo sarebbe stato quello del 1970) e un expolit internazionale che contribuì a rinsaldarne la fama al di là dei poco permeabili confini nazionali (il governo comunista gli impedì persino di giocare il match d’addio di Jasin a Mosca); il 12 novembre 1968 Gundi divenne il primo (e finora ancora unico) bulgaro a segnare un gol all’Inghilterra -all’epoca campione del mondo in carica- a Wembley. La solitaria volata in contropiede e il diagonale mancino con cui trafisse il portiere Gordon West (a suggello di una ottima prestazione personale) gli valsero il plauso di tutto il pubblico albionico:

Con la maglia della Bulgaria, Gundi partecipò a tre campionati del mondo (1962, 1966 e 1970) segnando un solo gol (all’Ungheria nel ’66). Andò meglio in ambito continentale: nel ’68, quando la nazionale bulgara vinse il Gruppo 2 di qualificazione agli Europei, sfidò ai quarti di finale contro l’Italia: vittoria per 3-2 a Sofia, ko 2-0 al ritorno.

La stagione 1969/70 (aperta dalla fusione del Levski con lo Spartak Sofia) si chiude con il double campionato – coppa nazionale e l’avventura europea in Coppa Coppe interrotta ai quarti di finale contro i polacchi del Górnik Zabrze (poi finalista perdente). In estate Asparuhov vola in Messico per i campionati mondiali: la sua Bulgaria, inserita nel Gruppo 4, chiude mestamente con un solo punto, conquistato grazie al pareggio (1-1) contro il Marocco -dopo le sconfitte contro Perù e Germania Ovest- l’11 giugno 1970 a Leon; sarà l’ultima presenza di Gundi con i Leoni bulgari.

Estate 1971: la stagione volge oramai al termine: in occasione del Derby eterno in casa del CSKA del 28 giugno, Gundi, giocatore solitamente molto corretto, incappa in una squalifica di tre giornate a causa di un fallo di reazione nei confronti di un avversario che lo aveva toccato duro. Esonerato dagli allenamenti, Asparukov è libero di accettare, assieme al compagno Nikola Kotkov, l’invito del Vratsa (piccolo club di provincia che in quei giorni celebra il cinquantenario) a partecipare ad un’amichevole celebrativa. E’ quell’invito a metterlo sull’autostrada che solca il Vitinya. Per un ultimo viaggio di sola andata.

La lapide posta in memoria di Asparuhov e Kotkov
La lapide posta in memoria di Asparuhov e Kotkov

A bordo della propria Alfa Romeo, Asparukov troverà la morte in un tremendo scontro frontale con un camion proveniente dalla corsia opposta, poco dopo essersi fermato a fare rifornimento, attardandosi per dare una passaggio ad un uomo incontrato alla stazione di servizio: tempismo fatale. Il veicolo si tramutò in un inferno di fiamme e lamiera e per i tre passeggeri al suo interno non vi fu scampo. La tragica fine di Gundi fu un vero e proprio lutto nazionale: mezzo milione di bulgari presero parte ai funerali. La tragedia, che privò la Bulgaria del suo giocatore più grande, proiettò Asparukov nella leggenda che tutt’ora n’avvolge il nome e il ricordo.

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