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Miti a Metà – Gregari di lusso (cap. I): Terry McDermott

Terry McDermott con la maglia del Liverpool

Per il suo trentunesimo numero, la rubrica Miti a Metà (dopo la trilogia “Centravanti e Dittature”), inaugura un nuovo ciclo di letture “a tema”: “Gregari di lusso”, dedicato a giocatori che hanno speso tutta (o quasi) la propria carriera all’ombra di grandi campioni, riuscendo comunque a dimostrare le proprie qualità e a lasciare un segno tangibile nella storia dei rispettivi club.

 

GREGARI DI LUSSO (CAPITOLO I)TERENCE “TERRY” McDERMOTT

Il 4 maggio 1974 è una data storica per il Liverpool: è l’ultima da allenatore per Bill Shankly, che di lì a qualche mese cederà il testimone a Bob Paisley. Il manager scozzese saluta il popolo della Kop lasciando in dote un ultimo trofeo, l’F.A. Cup, vinta rifilando un solido 3-0 (doppietta di Keegan e gol di Heighway) ad un inerme Newcastle. Malgrado la sconfitta, due giovani tra le fila dei Megpies hanno ben figurato: il numero 3, Alan Kennedy, e il numero 4, Terence McDermott.

Terry McDermott con la sua prima maglia del Liverpool: è il 4 maggio 1974, e quella che indossa è la 4 di Thompson
Terry McDermott con la sua prima maglia del Liverpool: è il 4 maggio 1974, e quella che indossa è la 4 di Thompson (youtube.com)

Al termine della gara, Phil Thompson scambia la sua 4 con quella di McDermott, che si presenta a ritirare la medaglia degli sconfitti con indosso la stessa casacca dei vincitori; una sorta di investitura, che si tramuterà in realtà qualche mese dopo, a novembre, quando il club della Mersey sborsa 175mila sterline per averlo. Assieme a lui, vengono ingaggiati anche il compagno di squadra Kennedy e il terzino Phil Neal dal Northampton.

Neal e Kennedy si impongono quasi subito, diventando titolari imprescindibili; McDermott, invece, fatica molto di più: dopo una prima stagione discreta (15 presenze e 2 gol), all’inizio della seconda gioca le prime sette gare consecutive da titolare, prima di scivolare in panchina scalzato da Brian Hall dopo una sconfitta contro l’Ipswich Town. A fine stagione il Liverpool è campione d’Inghilterra, ma con sole 9 presenze totali, il centrocampista nativo di Kirkby non può fregiarsi della medaglia per la vittoria del campionato. Tra delusione e amarezza, nell’estate del 1976 si vocifera che il giovane Terry possa lasciare Anfield; alla fine non sarà così, per continuare a giocare nella squadra per cui faceva il tifo da bambino.

Inizia così la stagione 1976/77: il nostro non parte ancora titolare, ma dopo un gol ai nordirlandesi del Crusaders in Coppa Campioni, conquista il posto fisso da titolare, anche grazie all’infortunio che mette ko Ian Callaghan; sarà un’annata ricca di soddisfazioni per McDermott: il 23 aprile ’77, nella semifinale di FA Cup contro l’Everton (contro cui aveva esordito nel Liverpool il 16 novembre 1974), segna nel pantano di Goodison Park quello che la BBC vota come “Goal of the season“: dribbling stretto su Buckley e pallonetto di sinistro dal limite dell’area ad uccellare Lawson.

Quell’anno i Reds vincono il campionato (secondo alloro stagionale dopo il Charity Shield) e raggiungono la finale di Coppa Campioni: il 25 maggio, all’Olimpico di Roma, tra il club di Anfield e il primo titolo di campione d’Europa ci sono i tedeschi del Borussia Monchengladbach. Passata quasi mezz’ora, Heighway si accentra dalla destra e fa filtrare un pallone sul quale si inserisce McDermott che, al termine di una corsa di cinquanta metri, incrocia il destro e batte Kneib per l’1-0 degli inglesi; il punteggio finale sarà di 3-1 per i ragazzi di Paisley (gol di Smith e Neal): il Liverpool è sul tetto d’Europa.

Dopo un’annata in crescendo, arriva anche l’esordio in nazionale maggiore: il 7 settembre 1977 contro la Svizzera (0-0), prima di 25 presenze con la maglia dei Tre Leoni. L’anno si chiude con la doppia finale di Supercoppa Europea contro l’Amburgo del grande ex Kevin Keegan: dopo l’1-1 dell’andata, i Reds travolgono gli anseatici ad Anfield con un tennistico 6-0: tre delle reti portano la firma di Terry McDermott che, assente in Germania, realizza la prima tripletta nella storia del trofeo tra il 40′ e il 67′, suggellando il trionfo del Liverpool.

Terry McDermott con la maglia della nazionale inglese
Terry McDermott con la maglia della nazionale inglese

Nell’estate del 1978, ad Anfield arriva un nuovo centrocampista. Baffo folto e chioma fluente; in pratica, il gemello di Terry: è lo scozzese Greame Souness. I due formano un affiatatissimo tandem, di lotta e di governo, nel cuore della mediana, che pare favorire la verve realizzativa dell’ex Newcastle: tra il ’78 e l’82, infatti, si concentrano le stagioni migliori (per presenze e gol) della carriera di McDermott, che nell’annata pre-Mundial spagnolo timbra 14 volte (record) in appena 29 apparizioni.

Interno di centrocampo dotato di tecnica, visione di gioco, ottimo calcio dalla distanza e spiccato acume tattico, McDermott ha l’uzzolo per le segnature spettacolari, come quella del 2 settembre 1978, l’ultima delle 7 reti subite ad Anfield dal malcapitato Tottenham: l’incornata a battere Daines su cross di Heighway dalla sinistra viene ancora considerato come uno dei gol più belli mai segnati dal centrocampista del Merseyside, che contro gli Spurs avrà modo di fare anche meglio l’8 marzo 1980: palleggio e volée all’incrocio da fuori area: Daines ancora battuto e, of course, ancora “Goal of the season“:

 

La splendida rete segnata a White Hart Lane è il suggello ad un 1980 memorabile per McDermott, che diviene il primo giocatore in grado di vincere sia il Football Writers’ che il PFA’s Player of the Year nello stesso anno. L’addio al rosso Liverpool, però, è dietro l’angolo: dopo due presenze, nel settembre dell’82 (sei mesi dopo l’ultima gara in nazionale), McDermott torna al Newcastle per 100mila sterline. Ai Megpies, Terry era arrivato ventunenne dopo quattro anni al Bury, equamente divisi tra Terza e Quarta Divisione; il salto di categoria era arrivato nel febbraio del 1972; Joe Harvey, manager dei bianconeri, lo fa esordire il 17 marzo a Old Trafford contro il Manchester United; a fine stagione, le presenze saranno nove; passata una stagione e mezza (48 presenze e 5 gol, una Texaco Cup e un torneo Anglo-Italiano in bacheca), nel novembre del 1974 arriva la chiamata da Liverpool; il resto è storia: otto anni, 329 presenze, 81 gol e sedici trofei rappresentano il lascito di uno dei più forti (e sottovalutati) centrocampisti che l’epopea di quel Liverpool abbia potuto annoverare.

Dopo aver speso gli ultimi anni di calcio giocato tra Newcastle (due stagioni, dall’82 all’84, in Seconda Divisione), Cork City e APOEL Nicosia, Terry McDermott è passato dal campo alla panchina, grazie a Kevin Keegan, che nel febbraio del 1992 lo volle come assistente al Newcastle:

McDermott (a sinistra) e Keegan (a destra) al Newcastle
McDermott (a sinistra) e Keegan (a destra) al Newcastle

All’epoca mi allenavo a Melwood per tenermi in forma; un giorno, tornado a casa, mi dissero che Keegan era stato ingaggiato dal Newcastle: non potevo crederci. Poi mi chiamò e mi chiese se volevo raggiungerlo. Mi disse che saremmo rimasti un paio di mesi. Non me lo feci dire due volte”. In realtà, quei tre mesi divennero sei anni, durante i quali i Megpies sfiorano anche la conquista della Premier League (2 secondi posti tra il ’95 e il ’97) e McDermott si guadagna il soprannome di “Scatola nera”, per la capacità di resistere all’alternanza dei manager in panchina.

Ancora oggi, dopo un secondo passaggio al Newcastle (2005-08), quattro anni all’Huddersfield e due al Birmingham, Terry McDermott lavora come assistente allenatore: dal 2015 è al Blackpool.

Arrivederci tra due settimane con il secondo numero di “Gregari di lusso”.

 

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