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Miti a metà – Gregari di lusso (cap. II): Hans-George Schwarzenbeck

Hans-Georg Schwarzenbeck
Hans-Georg Schwarzenbeck con la maglia del Bayern Monaco (metà anni '70)

Per il suo trentaduesimo numero, la rubrica Miti a metà prosegue il ciclo di letture intitolato “Gregari di lusso“: dopo Terry McDermott, narreremo le gesta di un altro protagonista degli anni Settanta, la cui carriera si è dipanata all’ombra di una generazione di straordinari fuoriclasse, senza per questo essere priva di grandi successi.

GREGARI DI LUSSO (CAPITOLO II)HANS-GEORGE SCHWARZENBECK

Bruxelles, 15 maggio 1974. Bayern Monaco e Atletico Madrid si ritrovano in finale di Coppa dei Campioni; da un lato, c’è metà della Germania campione d’Europa in carica; dall’altra, c’è la parte pugnace e operaia di Madrid, vogliosa di riportare il trofeo nella capitale spagnola dopo la grande epopea del Real. La sfida è tutt’altro che memorabile: lo spettacolo latita e dopo 90’ è 0-0. I tempi supplementari, però, sono di ben altra pasta: al 114’ Luis Aragones pennella sopra la barriera un morbido calcio di punizione che lascia Maier di sale e porta in vantaggio i Colchoneros. L’1-0 resiste, fino al 120′: per l’Atletì sembra fatta. Appunto, sembra…

Hans-Georg Schwarzenbeck nasce a Monaco di Baviera il 3 aprile del 1948. Da ragazzino entra a far parte del Munchen Sportfreunde, club dilettantistico di Sabenerstrasse (la zona della città dove oggi sorgono diverse strutture del Bayern) in cui gioca fino ai 13 anni, quando passa nelle giovanili del Bayern Monaco. Dopo una trafila durata cinque anni, l’8 ottobre del 1966, l’allenatore della prima squadra Tchik Cajkovski, lo fa esordire nel match perso 4-1 contro il Werder Brema.

Il primo contratto da professionista (250 marchi più bonus) non basta da solo per tirare avanti e il giovane Hans, nel mentre, completa l’apprendistato presso uno studio di tipografia; dopo due stagioni passate a giocare da terzino sinistro, il nuovo tecnico dei bavaresi (Branko Zebec) sposta Schwarzenbeck al centro della difesa, a far coppia con Franz Beckenbauer. La mossa è vincente: i due, pur così diversi, formano una coppia capace di completarsi alla perfezione: la teutonica solidità di Hans si profonde a protezione dell’eleganza radiale del Kaiser, difensore “moderno” per antonomasia. Così, Schwarzenbeck -che nel frattempo s’è guadagnato il soprannome Katsche– diventa la “Guardia del corpo” di Kaiser Franz: un’immagine che sintetizza alla perfezione quanto i due siano legati a doppia mandata, pur abitando pianeti calcistici completamente differenti.

Katsche (a sinistra) e Kaiser (a destra) in nazionale
Katsche (a sinistra) e Kaiser (a destra) in nazionale

Franz mi ricorda il mio vecchio maestro all’ufficio di tipografia” – dirà Katsche in un’intervista del 2012- “Maneggiava inchiostro per tutto il giorno ed aveva sempre le mani pulite. Io, invece, mi sporcavo solo a guardare le stampatrici!”

Così, mentre Beckenbauer assurge ben presto al centro della ribalta europea (due Palloni d’oro, nel ’72 e nel ’76), quale figura leader di un movimento in forte ascesa pronto a raccogliere l’eredità olandese, Schwarzenbeck si gode l’epopea anni ’70 del calcio tedesco fin dal principio: vince da titolare l’Europeo 1972 e il Campionato del Mondo 1974; nel mezzo, arriva anche la prima Coppa Campioni conquistata con il Bayern Monaco.

Riavvolgiamo il nastro del nostro racconto tornando al 120′ minuto di quel Bayern-Atletico di mercoledì 15 maggio ’75: come non capita spesso, è Schwarzenbeck ad avere la palla tra i piedi, a settanta metri da Sepp Maier. Beckenbauer gli cede il passo e staziona un paio di metri più indietro: per una volta, è l’Imperatore a coprire l’avanzata del suo margravio. Giunto alla soglia dei 25 metri, Katsche -che quell’anno ha il piede più caldo del solito, avendo già segnato 6 gol- scarica un destro terra-aria, mezzo rimbalzo a pelo d’erba e palla in buca d’angolo alla destra di un Miguel Reina (il padre di Pepe) vanamente proteso in tuffo: 1-1. Gara da rifare (48 ore dopo); il Bayern stravince il replay (4-0) ed è campione d’Europa per la prima volta nella sua storia.

Miguerl Reina si tuffa, invano, sul destro di Schwarzenbeck
15 maggio 1974: Miguer Reina si tuffa, invano, sul destro di Schwarzenbeck

Quel gol dà praticamente la stura al triennio aureo del Bayern, che replicherà il successo continentale nelle due stagioni successive, contro Leeds e Saint-Etienne. Dopo di ché, Schwarzenbeck conquista anche il Mondiale casalingo con la Germania Ovest, chiudendo un anno di grazia arricchito dal record di gol stagionali in carriera (7). Quando Beckenbauer lascia la Baviera nel ’77, il Bayern attraversa una fase calante che non scoraggia Katsche, oramai colonna portante del club da oltre un decennio; molto di più farà l’infortunio al tendine d’Achille patito nel 1979, che, di fatti, ne determina la fine della carriera con due anni d’anticipo: 2 sole presenze ad agosto, prima del ritiro (dopo un periodo di inattività di oltre un anno) nel 1981, a 33 anni; con discrezione, senza clamori.

Schwarzenbeck nei panni di un postino in "Wehe, wenn Schwarzenbeck kommt ", 1978
Schwarzenbeck nei panni di un postino in “Wehe, wenn Schwarzenbeck kommt “, 1978 (da youtube.com)

Difensore ruvido e un po’ sgraziato (“Due gambe, disinteressate della genialità“, secondo Wolf Wondratschek), ancorché molto efficace, Hans-Georg Schwarzenbeck è stato professionista e personaggio costantemente anti-divo: colonna portante di due cicli vincenti con pochi eguali nella storia del calcio, ha lasciato la scena ai Maier, ai Muller, ai Beckenbauer, ai Bonhof ed agli Overath, rifuggendo le luci della ribalta. L’unica, piccola, eccezione è la partecipazione ad un film di May Spils (titolo: Wehe, wenn Schwarzenbeck kommt, 1979), una commedia girata nel 1978 in cui interpreta la parte di un postino (foto).

E oggi? Katsche gestisce una cartoleria, ereditata dagli zii, a Ohlmüllerstrasse (sobborghi di Monaco di Baviera); in un’intervista concessa in occasione del suo sessantesimo compleanno, l’ex Bayern ha spiegato la scelta di allontanarsi dal mondo del calcio e non entrare a far parte del club presso cui ha speso l’intera carriera: “Non mi piace il clamore, 60 è un numero come un altro; sarò in negozio, come sempre, e di sera mi godrò il relax in famiglia“.

Schwarzenbeck nella sua cartoleria (fonte foto: www.thehardtackle.com)
Schwarzenbeck nella sua cartoleria (fonte foto: www.thehardtackle.com)

Appuntamento tra due settimane con il prossimo numero di Miti a Metà dedicato ai “Gregari di lusso”.

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