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Miti a metà – Gregari di lusso (cap. III): Igor Netto

Igor Netto
Igor Netto, con la fascia da capitano dell'URSS

Per il suo trentatreesimo numero, la rubrica Miti a metà chiude il ciclo intitolato “Gregari di lusso” raccontando la vita e la carriera di Igor Netto, capitano dell’Unione Sovietica campione d’Europa nel 1960 e bandiera dello Spartak Mosca tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

GREGARI DI LUSSO (CAPITOLO III)IGOR ALEKSANDROVIC NETTO

Igor Netto è stato uno dei più grandi calciatori russi di tutti i tempi: capitano e leader della generazione più vincente del calcio sovietico (un’Olimpiade ed un Europeo), spese l’intera carriera nello Spartak, il club “popolare” di Mosca, vincendo 5 titoli nazionali e tre coppe dell’URSS.

Nasce a Mosca il 9 gennaio del 1930, secondo dei tre figli di una coppia arrivata in Russia dall’Estonia, dove un avo italiano era migrato per fare il giardiniere. Alexander, patriarca di casa Netto, era un eroe di guerra: membro dei Latyshskikh Strelkov (I fucilieri lettoni), aveva combattuto nella guerra Russo-Giapponese e preso parte alla Prima Guerra Mondiale, oltre ad aver partecipato all’assalto del Palazzo d’inverno del 1917. 1962 ãîä. Êàïèòàí ñáîðíàé ÑÑÑÐ ïî ôóòáîëó.  Èãîðü Íåòòî Ôîòî Â.Ãðåáíåâà

A seguire le tracce paterne sarà il maggiore dei fratelli Netto, Lev, catturato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale; il piccolo Igor, invece, ha altre idee: appena torna da scuola, passa interi pomeriggi a giocare a pallone, rovinando -con gran dispiacere di mamma Julia– l’unico paio di scarpe buone. Così, verso la fine degli anni 40′, entra a far parte della polisportiva dello Spartak Mosca: il ragazzo (che da piccolo tifava Dinamo) è particolarmente dotato, sia per il calcio che per l’hockey su ghiaccio (gioca da attaccante). Quando nel 1949 gli Spartachi stanno approntando il ricambio generazionale della prima squadra di football, il tecnico Abram Dangulov fa di tutto per convincerlo ad abbandonare una disciplina dura e pericolosa come l’hockey (di cui viene considerato un astro nascente) e dedicarsi esclusivamente al calcio: supplica il collega Igumnov di lasciargli il ragazzo, pronosticandogli -a ragion veduta- un grande futuro da calciatore. Inizia così una carriera che durerà per 17 anni, fino al 1966, e che coinciderà con l’età aurea dei biancorossi di Mosca.

Il primo successo arriva quasi subito, nel 1950, con la conquista della Coppa dell’URSS grazie al 3-0 alla Dinamo Mosca in finale; poi due campionati di fila tra il ’52 e il ’53. Frattanto, il c.t. Boris Arkadyev lo fa esordire in nazionale ai giochi Olimpici di Helsinki del 1952: l’Unione Sovietica viene eliminata agli ottavi dalla Jugoslavia (3-1 nella ripetizione, dopo il 5-5 della prima sfida). I sovietici si riscatteranno quattro anni dopo a Melbourne, imponendosi (1-0, gol di Il’in) in finale sugli slavi e conquistando il primo oro olimpico della propria storia.

L’alloro australiano, però, fu agrodolce per Netto: mentre è ancora al seguito della nazionale viene a sapere della scomparsa del padre, di cui non fa cenno a nessuno. Come spesso accadeva, la sfera privata era rimasta tale: sarà così anche in occasione del divorzio da Olga Yakovleva, dopo 27 anni di matrimonio; i due si erano sposati nel 1960 e non avevano avuto figli per la volontà di lei di proseguire la carriera di ballerina senza intralci. Presero due cani.

Separatisi nel 1987, continueranno a vivere nello stesso appartamento (il civico 5 di Taras Shevchenko, dove oggi c’è affissa una targa commemorativa) senza che molti degli amici sapessero della separazione.

Igor Netto e Olga Yakovleva: si sposarono nel 1960. Non ebbero figli (per volontà di lei)
Netto e la Yakovleva: si sposarono il 9 gennaio del 1960

In campo, invece, Igor Netto era un leader carismatico ed autoritario: la sagacia tattica di chi ama gli scacchi (altra grande passione assieme al tennis ed al biliardo) gli permetteva di orchestrare la manovra nel cuore della mediana -dove era arretrato dopo gli esordi da mezzala- con la predilezione per il gioco corto e palla a terra. Carisma ed autorevolezza non gli impedirono di buscarsi un soprannome a metà tra la canzonatura e la lode: gus’ (papero), per il collo lungo, l’ampia falcata e la capacità di giocare il pallone a testa alta. Il nomignolo, mai particolarmente apprezzato, varcò i confini nazionali nel 1955, in occasione di una gara amichevole in Egitto disputata alla presenza di Abdel Nasser; durante il banchetto che chiuse la spedizione egiziana, l’ambasciatore russo chiese a Netto “dimmi, è te che chiamano il papero?“. Il giocatore arrossì e si irritò, anche perché saltò fuori una vignetta di un giornale locale che rincarava la dose. Così, gli interpreti russi dovettero operare di diplomazia, traducendo, anzi addolcendo, un “che idioti questi arabi!” per i giornalisti (egiziani) presenti.

Messi in bacheca altri due trofei (double campionato-coppa nel 1958), Netto guida l’URSS al secondo successo internazionale nell’arco di quattro anni: il campionato europeo del 1960, ancora in finale contro la Jugoslavia, piegata stavolta ai supplementari dal gol di Ponedielnik. La prima (storica) affermazione continentale, però, non riscuote gli stessi proseliti dell’oro olimpico: allora, frotte di tifosi avevano affollato le stazioni ferroviarie della tratta transiberiana Vladivostock-Mosca, offrendo intere casse di vodka agli eroi di Melbourne.

Igor Netto con la maglia dello Spartak: 368 presenze e 36 gol tra il 1949 e il 1966

Sulla scorta della vittoria di Parigi, però, l’URSS del ct Kachalin che si presentò due anni dopo in Cile era annoverata tra le possibili finaliste; e invece finì quarta: la spedizione venne considerata un mezzo flop e si arrivò al cambio di guida tecnica. Il nuovo ct Beskov non convocò più Netto (“Servono forze fresche“) fino al 1965: il 16 maggio, giocò la sua ultima gara in nazionale disputando pochi minuti contro l’Austria; inserito nell’undici titolare venne sostituito da Logofet dopo pochi minuti; fu poco più di una mesta formalità, preludio al ritiro concretizzatosi l’anno dopo.

La moglie Olga racconterà di quanto sia stato duro il periodo immediatamente successivo al ritiro: “Per oltre un mese, quando tornavo a casa lo trovavo sul divano, inerme. Diceva che non avrebbe voluto smettere a 36 anni, che era stato costretto”. Lo Spartak gli propose di restare nel club, ma Netto preferì esperienze esotiche da allenatore (Cipro, Iran, Azerbaijan) senza particolari risultati, prima di allontanarsi definitivamente dal calcio. Agli inizi degli anni Novanta, dopo il divorzio, le sue condizioni di salute peggiorarono: il fratello Lev si prese cura di lui quando l’Alzheimer divenne più acuto. Igor Netto s’è spento nel 1999 ed è stato sepolto al cimitero di Vagankovsky, al fianco di Lev Jasin.

 

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