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Miti a metà – Il Pelè Bianco(malva): Paul Van Himst

Paul Van Himst
Paul Van Himst con la maglia dell'Anderlecht

Per il suo 34esimo numero, la rubrica Miti a Metà racconterà la carriera e le gesta di uno dei più grandi giocatori belgi di tutti i tempi, simbolo dell’Anderlecht che a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta dominò in patria e sfiorò uno storico successo internazionale.

La prima volta che vidi Fuga per la vittoria era da qualche parte all’inizio degli anni Duemila; da appassionato di calcio e di Storia della Seconda Guerra Mondiale qual ero (e sono) fu, inevitabilmente, amore a prima vista. Non avendo altro che i ricordi –un po’ romanzati- di mio padre per saperne di più, ogni replica su Rete 4 in seconda serata era una buona occasione per conoscere meglio la “formazione” degli Alleati. Finiva così che, più che La Partita (maiuscole d’obbligo) attendessi con trepidazione i titoli di coda, magari con un taccuino a portata di mano.

Van Himst
L’Anderlecht campione nel ’65: Van Himst è il secondo accosciato da destra

Dopo Cane e Stallone, iniziava la sfilza dei “Players” veri e propri: Pelè, Moore, Ardiles. E poi Van Himst. E poi gli altri, che francamente fatico ancora oggi a ricordare. Eccolo Paul, belga. Il primo degli illustri sconosciuti: ne carpivo vagamente la grandezza ma nient’altro, anche perché nella pellicola di John Huston si fa fatica a riconoscerlo. All’epoca (1981), Van Himst ha già appeso i proverbiali scarpini al chiodo, ed è passato dal campo alla panchina.

Il ritorno al “suo” Anderlecht, però, non era stato né facile né scontato. Perché? Perché dopo quindici anni spesi in biancomalva, a fare incetta di trofei e onori personali, aveva accettato l’offerta del RWD Molenbeek, fresco di vittoria nel campionato belga ’74-‘75. “Fu un trasferimento gratuito: potevo andare ovunque, ma alla fine accettai la chiamata di Michel Verschueren; non mi piacciono le grandi distanze, mi parve una buona scelta” spiegherà anni dopo. Il presidente dell’Anderlecht non gradisce. All’epoca, il club è guidato da Constant Vanden Stock (il figlio Roger è dell’attuale presidente del club), ex giocatore e dirigente delle giovanili.

Paul Van Himst
Un giovane Van Himst all’Anderlecht

A questo punto, val bene un passo indietro: Paul Van Himst nasce il 2 ottobre 1943 a Sint-Pieters-Leeuw; cresce nel quartiere del nono Manneken e frequenta il Sint-Niklaas Institute, dove viene notato da Bill Gormlie, allenatore dell’Anderlecht (e della Nazionale): l’inglese segnala il ragazzo e un cugino a Pol Huyghe, il tecnico delle giovanili dei biancomalva.

Van Himst va al provino accompagnato da una zia; e qui entra in scena Vanden Stock: “Mi vide calciare e mi propose subito di firmare un documento -che ancora conservo- anche se non avevo nemmeno otto anni”. Il giovane Paul è un talento precoce: “Nelle giovanili ho sempre giocato in una categoria superiore; all’epoca, la politica giovanile dell’Anderlecht era avanti di 25 anni grazie anche a Raoul Mollet (poi presidente del Comitato Olimpico Belga, ndr), che puntò sull’interval training:questo mi fece crescere molto fisicamente”.

Tra i primi allenatori di Van Himst c’è anche Noulle Deraeymaecker, che sul finire del 1959 subentra a Gormlie alla guida della prima squadra, reduce da sei sconfitte di fila. Il 27 dicembre, in casa del modesto Beringen, il nuovo tecnico regala al sedicenne Paul l’esordio in prima squadra, al posto dell’infortunato Jacky Stockman. Sette giorni dopo arriverà anche il primo gol, nel 4-0 rifilato al Gent. A Deraeymaecker non riesce la rimonta ai danni del Lierse: l’Anderlecht chiude al secondo posto e a fine stagione decide di affidare la panchina al francese Pierre Sinibaldi. Il tecnico còrso impone un nuovo modulo (4-2-4) e il fuorigioco: ne viene fuori una squadra brillante, in cui si esaltano le doti di Van Himst che chiude la stagione con 30 presenze,  13 gol ed il titolo di Calciatore Belga dell’Anno.

A questo punto rientra in scena Vanden Stock: nominato ct del Belgio nel 1958, non ha perso di vista Van Himst, seguito con attenzione in vista di due amichevoli in programma nell’ottobre del ‘60. Caso vuole che la prima, ad Anversa contro l’Olanda, cada esattamente il giorno del 17esimo compleanno di Paul: sarebbe l’occasione perfetta per la prima con i Diavoli Rossi, ma alla fine il ct sceglie Eddy Bertels, (vecchio) idolo del pubblico di casa. L’esordio è quindi rimandato di poco, al 19 ottobre, in casa della Svezia: “Aveva piovuto molto – ricorda Van Himst- e dopo un minuto ebbi una grande occasione: il difensore Ake Johansson scivolò e mi ritrovai solo davanti al portiere, ma ebbi un’indecisione e tirai a lato”. A quella seguiranno altre 80 presenze, arricchite da 30 gol che fanno di Van Himst il massimo goleador, assieme a Bernard Voorhoof, della storia della nazionale belga.

Van Himst
Il Belgio piazzatosi terzo a Euro ’72: in piedi da sinistra, Heylens, Vandendaele, Thissen, Dockx, Martens, Piot ; accosciati, da sinistra: Semmeling, van Moer, Lambert, van Himst (capitano), Verheyen.

Quella con la Nazionale è una lunga parentesi che concede i capitoli migliori (o per lo meno, i più interessanti) verso la fine: il primo risale al 1970, quando il Belgio si qualifica ai mondiali. Il catalizzatore della modesta spedizione messicana –vittoria all’esordio contro El Salvador e due ko contro URSS e Messico– è  proprio Van Himst, epicentro di qualunque polemica sorga attorno alla squadra: dal contenzioso Puma-Adidas per i premi sponsor alle accuse di sabotaggio a Lambert (centravanti del Bruges). “Giuro sulla testa dei miei tre figli che non ho sabotato nessuno, non ho mai chiesto a Goethals di far giocare o meno qualcuno”. Per il clima venutosi a creare, di ritorno dal Messico Van Himst scrive alla Federazione, comunicando di non essere più disposto a giocare per la Nazionale. Il “caso” rientra presto (salta solo due amichevoli “celebrative”) tant’è che Polle (Paul nel dialetto di Bruxelles) fa in tempo a guidare il Belgio ad uno storico terzo posto all’Europeo del 1972: ci va di mezzo l’Italia che, il 13 maggio, perde per 2-1 a Bruxelles il ritorno dei quarti di finale (0-0 all’andata); il 2-0 lo segna Van Himst con un sinistro al volo (video) “impossibile da fermare“, come ammetterà Albertosi nel post partita.

Detto della Nazionale, che Van Himst lascerà nel 1974, riallacciamo il filo del discorso di una decina di anni: dopo aver vinto il primo campionato belga (1961/62), per il nostro arriva anche l’esordio in ambito europeo. L’occasione è la Coppa Campioni e lo scenario è il Santiago Bernabeu casa del Real Madrid di Gento e Di Stefano: Paul non ha neanche vent’anni, lavora come rappresentante della Labor (azienda del presidente del club Albert Roosens) assieme ai compagni Stockman e Jurion.

Finisce 3-3, il nostro segna il gol del 2-1; l’avventura in Coppa si fermerà ai quarti di finale contro gli scozzesi del Dundee mentre in campionato arriva un terzo posto. La stagione seguente (1963/64) l’Anderlecht rivince il campionato grazie ai 26 gol di Van Himst (capocannoniere) ed apre un ciclo vincente fatto di cinque titoli consecutivi; nel mentre Polle è diventato il “Pelè bianco” per via anche di una straordinaria prolificità (ancora top scorer nel ’66 e nel ’68) fatta di 75 gol nelle tre stagioni tra il ’64 e il ’66. Intanto l’Europa si era già accorta del talento di Van Himst: nel 1962, infatti, il neopromosso Modena del presidente Garuti provò a portarlo in Serie A, facendo una proposta anche al fratello di Paul, Andrè; la trattativa restò sulla carta, così come le offerte di club ben più prestigiosi arrivate negli anni a venire: Real Madrid e Barcellona su tutte.

Nel 1970 l’Anderlecht diviene la prima squadra belga a raggiungere una finale europea: nella doppia sfida in Coppa delle Fiere contro l’Arsenal, però, i biancomalva ebbero la peggio malgrado la vittoria per 3-1 all’andata. Ad Highbury, i Gunners vinsero 3-0, non senza rimpianti per Van Himst e soci: “Gli inglesi erano contenti di venir via con il 3-1; al ritorno, Nordal prese il palo sull’1-0. E avevamo Kialunda acciaccato”.

Dopo quella sconfitta, molti dei protagonisti di quel grande Anderlecht lasciarono la squadra; Van Himst rimase a fare da chioccia ad una nidiata di grandi giocatori (Coeck, Vercauteren, Van der Elst e Van Binst, a cui si aggiunsero gli olandesi Haan e Rensenbrink) capaci di riportare in auge i biancomalva all’alba del decennio seguente. Nel mentre arriva la vittoria del campionato ‘73/’74, ad interrompere l’ascesa dello Standard Liegi:Feci una grande stagione, (quarta e ultima nomination a giocatore belga dell’anno) grazie ad una dieta severa a base di riso e quasi senza carne”. Un anno più tardi arriva l’addio dopo 566 presenze (record assoluto per l’Anderlecht): il passaggio al Molenbeek e il primo derby contro la sua ex squadra (1-1) assurto agli onori della cronaca per il coinvolgimento del grande ex in un caso di doping, poi risoltosi in una notte in tribunale e nulla più.

La squadra degli Alleati in Fuga per la Vittoria
La squadra degli Alleati in “Fuga per la Vittoria”

Chiusa definitivamente la carriera agonistica, Van Himst continuò a lavorare presso la Bresor di Georges Denil, un dirigente dell’Anderlecht che si impegnò a ricomporre il rapporto tra Paul e Vanden Stock; così, nel 1978, l’ex gloria biancomalva diventa l’allenatore delle giovanili. Il 25 settembre 1982, Tomislav Ivic viene esonerato: Van Himst viene promosso in prima squadra e chiude il campionato al secondo posto dietro lo Standand. La delusione per il mancato titolo venne ampiamente ricompensata dalla vittoria in Coppa UEFA, quel successo europeo solo sfiorato dal Van Himst calciatore. Il 4 maggio 1983, l’Anderlecht batte 1-0 (gol del danese Brylle) il Benfica all’Heysel; due settimane dopo, basta l’1-1 di Lisbona perché il trofeo prenda la via di Bruxelles. Paul resterà in panca fino al 1986, centrando il double campionato-Supercoppa nella stagione 1984-85 alla guida della miglior generazione che il Royal Sporting Club Anderlechtois abbia ma annoverato, quella di Vercauteren, Vandenbergh, Lozano e Olsen, fino a Vincenzo Scifo, fatto esordire in prima squadra nel 1983.

La parabola da allenatore di Van Himst si esaurisce negli Anni ’90: dopo due anni sulla panchina del Molenbeek, nel 1991 diventa il nuovo commissario tecnico del Belgio, subentrando a Guy Thys. Durante la sua gestione, i Diavoli Rossi raggiungono gli ottavi di finale ad USA ’94, poi eliminati dalla Germania (3-2); fallita la qualificazione agli Europei inglesi, Paul chiude anche una breve, ma tutt’altro che trascurabile, carriera da tecnico, dopo essere stato riconosciuto, nel 1995, quale più grande calciatore belga di tutti i tempi. Com’è giusto che sia per chi ha potuto fregiarsi della nomea di “Pelè bianco“.

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