Miglior giocatore portoghese della sua epoca, Paulo Futre fu il “dieci” del Porto campione d’Europa nel 1987, prima di transitare in Italia tra Reggio Emilia e Milano

Per il suo trentaseiesimo numero, la rubrica Miti a metà racconterà di uno dei più grandi calciatori portoghesi di sempre, grande protagonista del calcio lusitano e spagnolo a cavallo degli anni ’80 e ’90 la cui carriera ha vissuto anche un breve quanto sfortunato passaggio in Italia.

Paulo Jorge dos Santos Futre (Montijo, 28 febbraio 1966) è stato un giocatore di grande classe, descrivibile con un aggettivo ben preciso: precoce, dagli esordi al ritiro, consumatosi a soli 32 anni, al termine di una carriera che ha riservato le pagine più importanti nel breve volgere di un decennio, descrivendo una parabola contrassegnata da una rapida ascesa al trionfo e da un altrettanto rapido declino.

Il punto di non ritorno ha coordinate ben precise: Reggio Emilia, 21 novembre 1993. Quel giorno, Futre fa il suo esordio in Serie A con la maglia della neopromossa Reggiana. La squadra emiliana, allenata ‘Pippo’ Marchioro, schiera tra gli altri un futuro campione del mondo (Taffarel) e un ex scarpa d’oro (Mateut), oltre a noti frequentatori della massima serie quali De AgostiniPadovano. In quel plumbeo pomeriggio di fine novembre, allo stadio Mirabello è di scena la Cremonese di Gigi Simoni. Dopo un primo tempo a reti bianche, sale in cattedra l’uomo del giorno: al 61′, servito in spaccata da Morello, Futre entra in area dalla destra, salta un avversario e chiude il mancino sul primo palo fulminando Turci. Uno a zero per la Regia.

 

La Reggiana che batté 2-0 la Cremonese: Taffarel, Sgarbossa, Zanutta, Parlato, Futre, Accardi; accosciati, da sin., Padovano, Morello, Mateut, Scienza, De Agostini. (da www.reggiana.it)
La Reggiana che batté 2-0 la Cremonese il 21/11/’93: in piedi da sinistra, Taffarel, Sgarbossa, Zanutta, Parlato, Futre, Accardi; accosciati, da sin., Padovano, Morello, Mateut, Scienza, De Agostini. (da www.reggiana.it)

Sembra l’inizio di una favola: il campione venuto da lontano a far grande una Cenerentola della Serie A. Eh sì, perché il Futre che arriva a Reggio Emilia, fiore all’occhiello del sodalizio Dal Cin-Fantinel, è una stella del calcio europeo, seppur in fase leggermente calante: in patria ha fatto incetta di trofei, e nel 1987 (anno in cui si laurea campione d’Europa con il Porto) ha sfiorato la conquista del Pallone d’Oro, arrivando secondo per una manciata di voti (91 a 105) alle spalle di Ruud Gullit.

Prima di proseguire, facciamo un passo indietro di dieci mesi esatti. 20 gennaio 1993: il quotidiano Marca titola con un inequivocabile “Futre, El Atlético se acabó para mí” (“Futre, all’Atletico ho chiuso”); nell’intervista contenuta all’interno, il fantasista lusitano si scaglia contro la dirigenza per gli attacchi mossi alla propria professionalità dopo il derby interno con il Real di quattro giorni prima. “Sono il giocatore del campionato spagnolo ad aver subito più pressioni negli ultimi anni” sbotta il portoghese che ne ha anche per il tecnico, Luis Aragones: “Non so cosa sia successo, mi sono comportato bene, ma stavolta mi ha deluso“.

Futre a Marca

Sono le chiare avvisaglie di un addio inevitabile: “Mi spiace per i tifosi ma è meglio per tutti che me ne vada, e non lo faccio per soldi“. Il patron dei Colchoneros, con il quale Futre ha sempre avuto un rapporto di odi et amo, rilanciaChi lo vuole, porti il denaro e firmiamo“. Di lì a breve il numero dieci biancorosso lascia Madrid e torna in patria, al Benfica, che sborsa 600 milioni di pesetas per averlo. Il ritorno a Lisbona, dopo gli esordi nello Sporting (’83/’84), è praticamente “obbligato” a causa della leva militare: il nostro aveva beneficiato di una speciale deroga di otto anni, che scadeva proprio mentre si consumava il divorzio dall’Atletì; per evitare di dover rispondere alla chiamata alle armi, Futre deve tornare a giocare in Portogallo e il Benfica, in tal senso, rappresenta l’occasione giusta al momento giusto.

I sei mesi con la maglia delle Aquile di Lisbona (13 presenze, un gol e una Coppa di Portogallo) attirano l’attenzione del Marsiglia del presidente Tapie: a luglio Futre, che già inizia ad accusare problemi al ginocchio, si accasa all’OM, fresco vincitore della Coppa dei Campioni; attorno al club marsigliese però, girano insistenti voci di corruzione e combine tant’è che nel giro di un paio di mesi Futre è già sul piede di partenza. A novembre, il mese in cui si svolgeva il mercato di riparazione, arriva un’offerta dall’Italia, firmata Franco Dal Cin. Nel futuro di Futre c’è la Reggiana: viene presentato in pompa magna all’Hotel Astoria dove c’è un’intera città ad accoglierlo. A questo punto, torniamo a quel gelido pomeriggio del 21 novembre 1993…

Il gol di Paulo Futre alla Cremonese (telecronaca di Franco Tosi per Tele Reggio):

…dopo aver portato in vantaggio la Regia, Futre continua a mettere alle corde la difesa avversaria fin quando, a meno di dieci minuti dal termine, Pedroni affonda il tackle in maniera più dura del solito. Il portoghese ha la peggio, mentre il terzino viene espulso.

La diagnosi parla di rottura del legamento rotuleo del ginocchio; i più ottimisti prevedono il ritorno in campo nel giro di tre mesi, qualcuno invece parla di stagione finita. “Voeller (con cui aveva giocato nel Marsiglia ndr) mi aveva avvertito, sapevo che in Italia gli attaccanti hanno vita dura. Pedroni poteva evitare alcuni eventi duri; questo infortunio mi servirà da esperienza”, dichiarerà Futre dall’ospedale. In realtà, la sua parentesi italiana è praticamente finita ancor prima di cominciare: l’infortunio lo tiene lontano dai campi per tutta la stagione; si opera al ginocchio, resta lontano dai campi per dieci mesi e rientra a settembre. Il gol al Parma nel derby del Tardini è l’unica soddisfazione di una stagione chiusa con una mesta retrocessione: lo score complessivo in granata di Paulo Futre è di sole 13 presenze e 5 gol.

Il titolo del trafiletto sul Reggiana - Cremonese del 21 novembre 1993 (dal Corriere della Sera del 22 novembre 1993)
Il titolo del trafiletto su Reggiana – Cremonese 2-0 del 21 novembre 1993 (dal Corriere della Sera del 22/11/1993)

Malgrado gli anni migliori siano ormai alle spalle, il portoghese si guadagna una chiamata dal Milan; partecipa ad una tournée estiva in cui, approfittando dei ritmi blandi, da spettacolo. I rossoneri, però, hanno un parco attaccanti saturo di talenti: dall’ultimo Van Basten, a Roberto Baggio, passando per Donadoni, Marco Simone, Savicevic, Boban e Weah. Morale della favola: Futre totalizza una sola presenza, all’ultima giornata e guarda caso contro la Cremonese, per poi lasciare definitivamente la Serie A, accettando l’offerta del West Ham.

Paulo Futre al Milan
Paulo Futre al Milan

L’avventura inglese però, non inizia nel migliore dei modi: a meno di un’ora dalla gara d’esordio contro l’Arsenal Futre si impunta per il numero di maglia, perché gli è stata assegnata la 16. La ragione è presto detta: al momento del suo ingaggio, gli altri numeri erano stati già assegnati ma il portoghese non sente ragioni: “Futre dieci, no sedici. Eusebio dieci, Maradona dieci, Pele dieci; Futre dieci, no fottuto sedici. Al Milan dieci -insiste- al Porto dieci, all’Atletico dieci. Futre dieci“. Più chiaro di così…Alla fine, dopo le minacce di Redknapp (“O metti questa o te ne vai“), Futre accetta di indossare la 16, salvo poi presentarsi il giorno dopo, con squadra di legali al seguito, per ‘negoziare’ il numero 10.

Il West Ham ha già venduto tantissime maglie con su scritto ‘Futre 16’ ma il lusitano è determinato, al punto di offrirsi di pagare centomila sterline per ripagare le maglie già acquistate e di far valere le proprie ragioni; alla fine, John Moncur accetta di scambiare la sua 10 con il 16, in cambio di due settimane nella villa di Paulo in Algarve, splendida provincia di mare del sud del Portogallo. Anche quella di Londra resta solo una parentesi, persino più arida di quella italiana: 9 presenze, zero gol. Qualche sprazzo di classe (“Uno dei dieci giocatori più forti che abbia mai visto, saremmo potuti fermarci ore a guardarlo calciare le punizioni” ricorderà Redknapp in un’intervista al Daily Mail) come nel 2-1 al Southampton alla terza di campionato, prima dell’addio.

Nell’estate del 1997 Futre lascia l’Inghilterra e torna in Spagna, a Madrid sponda Atletico, dove era approdato esattamente dieci anni prima, all’apice della sua precoce carriera: quando ha soltanto nove anni, lo Sporting Lisbona fa (letteralmente) carte false per averlo e iscriverlo in un torneo riservato a ragazzi dai 10 ai 13 anni; a undici anni firma per i biancoverdi ed fa il suo esordio il 20 gennaio 1982; l’anno dopo arriva anche il primo gettone di presenza con la Nazionale portoghese, contro la Finlandia, divenendo il più giovane esordiente della Seleçao lusitana.

La prima stagione ad alti livelli (1983/84) con lo Sporting Lisbona si chiude con 21 presenze e tre gol; nell’estate dell’84, la panchina dei Leões viene affidata a John Toshak, vecchia gloria del Liverpool anni ’70; il tecnico gallese comunica a Futre che per lui non c’è e spazio e il giovane fantasista accetta l’offerta del Porto. I tre anni con la casacca dei Dragões sono forieri di grandi successi: due campionati nazionali, una Supercoppa e la finale di Coppa delle Coppe persa (senza Futre) a Basilea contro la Juventus.

Il 1987 è l’anno del grande trionfo europeo: dopo aver eliminato il Rabat Ajax, il Vitkovice, il Brondby e la Dinamo Kyev, il Porto approda in finale di Coppa dei Campioni -per la prima volta nella sua storia- contro il Bayern Monaco; la sera del 28 maggio 1987, al Prater di Vienna, Futre è letteralmente imprendibile ma la rimonta lusitana porta le firme di Rabat ‘il tacco di AllahMadjer e Juary, ex ala dell’Avellino in versione ‘eroe per una notte’.

Nell’estate del 1987 Paulo Futre -nominato giocatore portoghese dell’anno per la seconda volta consecutiva- è l’oggetto del desiderio di mezza Europa (lo vuole anche l’Inter, che poi prenderà Scifo); a spuntarla, alla fine, è l’Atletico di Madrid che mette a segno il secondo trasferimento più esoso del calcio spagnolo dopo quello di Diego Maradona al Barcellona. Deus ex machina dell’operazione è il presidente Jesus Gil: pur di avere Futre (il cui acquisto gli varrà di fatti la rielezione alla guida del club biancorosso) accetta di compragli a scatola chiusa una Porsche di colore giallo, che diverrà famosa in tutta la penisola iberica. porche futre

Nella Madrid rojiblanca l’ex Porto trascorre sei stagioni: 163 presenze, 15 gol e due Copa del Rey vinte. L’ultima, edizione ’91/’92, arriva grazie alla vittoria nel derby di finale contro il Real Madrid. E’ il 27 giugno del 1992. Si gioca alle 21.00 in un Santiago Bernabeu sold out; al 7′ Schuster porta in vantaggio l’Atletico con un gran calcio di punizione. Alla mezz’ora, Futre chiude i conti fulminando Buyo con un sinistro sotto la traversa: finirà 2-0 per i Colchoneros.

Per Futre (che rivelerà l’episodio seguente a Marca, in un’intervista del 2010), in realtà, quella partita è già cominciata dodici ore prima. Quella mattina, infatti, Aragones si era precipitato nella camera di Paulo e, dopo aver spalancato le persiane, si era seduto di fronte a lui:
Guardami negli occhi!
E come faccio a guardarla se ancora non apro gli occhi? Sono sicuro che quello che deve dirmi adesso può dirmelo anche dopo”.
“Preferisco guardarti in faccia: ricordi cosa hanno fatto Michel, Gordillo e Hierro a Pizo Gomez? Sapete come lo hanno umiliato?”
“Certo che lo so, lo hanno insultato ad un semaforo”
“Bene, oggi dobbiamo vendicarlo! Devono ingoiare gli insulti e ricordare questo giorno per il resto della vita. Stasera diverrete l’idolo di Michel, Gordillo, Hierro, del suo amico Buyo e compagnia. Oggi è il vostro giorno, non potete fallire. E adesso tornate a dormire”.

Quali effetti sortì la ‘sveglia’ di Aragones, abbiamo già visto. Quel 27 giugno Futre visse al Bernabeu l’ultima serata da grande protagonista della propria carriera; a gennaio l’addio all’Atletico. Poi le tappe di una lenta decadenza: Benfica, Marsiglia, Reggiana, West Ham, ancora Atletico (10 presenze senza gol nel ’97/’98) prima di una breve parentesi in Giappone (con gli Yokohama Flugels) con la quale si chiuse, definitivamente, la parabola professionale di uno dei migliori calciatori portoghesi di sempre.

CONDIVIDI