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Pescara, bomba carta lanciata a casa del presidente Sebastiani: “Non mi intimidiscono”

Pescara comunicato pro Muntari
Sebastiani (fonte foto: zimbio.com)

Bomba carta Sebastiani – Un nuovo atto intimidatorio per il patron della squadra abruzzese: “Non mi intimidiscono”, il commento di Sebastiani

Mancano solo tre giornate prima che il sipario cali su questa Serie A, totalmente disastrosa per il Pescara che neanche con il ritorno di Zdenek Zeman in panchina è riuscita all’impresa della salvezza. Ieri è arrivata l’ennesima sconfitta, anche contro i rivali del Crotone, che hanno costretto gli abruzzesi a restare in classifica con soli 14 punti.

Una partita persa che non ha fatto piacere ai tifosi, ancora protagonisti di alcuni gesti nei confronti della squadra, ma anche nei confronti del presidente della formazione abruzzese Daniele Sebastiani. Infatti, secondo quanto riportato da Sky Sport, il patron è stato oggetto di alcuni atti di intimidazione.

Ieri sera, è stata lanciata una bomba carta nel giardino del presidente Sebastiani, che non è nuovo a subire questi atti. Nelle scorse settimane infatti, precisamente nel mese di febbraio, ha visto bruciare le due sue auto da parte di alcuni tifosi arrabbiati per la situazione.

Su questo nuovo atto intimidatorio sono in corso le indagini della Digos che sembra voler ricollegare, questo nuovo atto da parte dei tifosi con la contestazione avvenuta ieri pomeriggio dopo la sconfitta maturata contro il Crotone. Tre giornata ancora e poi sarà tempo di dimenticare.

Intanto, il presidente ha fatto sentire la sua voce replicando, con la tagliente arma del dialogo, al gesto scellerato dei tifosi: Non mi faccio intimidire e vado avanti per la mia strada – ha raccontato Sebastiani all’Ansa – Ma l’episodio accaduto è a dir poco deprecabile, considerando quello che ho fatto per Pescara e il Pescara negli ultimi cinque anni”.

Questo il racconto degli attimi di terrore vissuti dal patron abruzzese: Ero rientrato da poco e all’improvviso ho sentito un boato. Sono sceso in giardino dopo che un vigilante di uno stabilimento balneare di fronte ha suonato al campanello allarmato dal fumo. Purtroppo gli stadi sono diventati delle zone franche dove si può insultare chiunque, come accade da tempo all’Adriatico. Questa è una società di capitali in cui io e i miei soci abbiamo il 70%. Non si può andare via così dalla sera alla mattina. Ci sono firme da mettere e soldi da tirare fuori. Questo, vorrei dire a chi ci insulta, è un sodalizio di persone serie che lavorano per il bene della società“.

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