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Milan, la calda estate di Gianluigi Donnarumma

Rinnovo Donnarumma ufficiale
Gianluigi Donnarumma, Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli (fonte foto: twitter/@acmilan)

Rinnovo Donnarumma – Tra vari colpi di scena è andato in porto il più laborioso e ‘familiare’ rinnovo di contratto della storia recente del calciomercato

Nella fluviale e, per molti versi, grottesca vicenda che si è conclusa con il rinnovo del contratto di Gianluigi Donnarumma con il Milan vi si trova condensato tutto quanto di meglio (o peggio, de gustibus) sa regalare il calciomercato d’estate, quello dei ‘grandi colpi’ -o presunti tali.

I passaggi, piuttosto tortuosi, che hanno portato il giovanissimo ‘Gigio’ a firmare con i rossoneri fino al 2021 (con un ingaggio da 6 milioni di euro netti a stagione), hanno tratteggiato una telenovela appetitosa diretta da un pacioso quanto scaltro regista: Mino Raiola, il vero vincitore di un braccio di ferro condotto quasi tutto tramite i media e i social. Ma andiamo per ordine.

Il 15 giugno l’idillio Milan-Donnarumma sembra già infrangersi irrimediabilmente contro l’ostracismo dell’agente del giocatore. Marco Fassone, in una conferenza stampa ad hoc, comunica che “Donnarumma ha deciso di non rinnovare”. Il sito del Milan pubblica il video della conferenza con una gelida didascalia: “L’a.d. rossonero ha chiuso il capitolo: “Dispiace, ma il Milan va avanti” e Non proseguirà la storia tra il Milan e Gianluigi Donnarumma“.

La situazione, meno di un mese fa, era questa. Donnarumma, in ritiro in Polonia con la Nazionale Under 21, sembra destinato a lasciare Milanello (malgrado il contratto in scadenza nel 2018).

Il 18 giugno, mentre si fa strada l’ipotesi punitiva (un anno in tribuna o in Primavera), Massimiliano Mirabelli riporta la querelle su binari più ragionevoli, senza delegittimare la posizione del club. Anzi. Mentre, lo ricordiamo, Donnarumma è sempre impegnato con gli azzurrini agli Europei polacchi (è il giorno di Danimarca-Italia, 0-2), anche Fassone lancia messaggi di distensione: “Se Donnarumma ci ripensa verrà accolto a braccia aperte”. Prove di disgelo.

Passa un’intera settimana: 25 giugno. All’indomani della vittoria contro la Germania, ‘Gigio’ rompe il silenzio e via Instagram scrive: “incontrero’ la Societa’ insieme alla mia famiglia e al mio agente per discutere il mio rinnovo”. Il giorno dopo, arriva anche il Tweet di Raiola: il succo è lo stesso, un arrivederci a dopo gli Europei.

Il 27 giugno l’Europeo Under 21 di Donnarumma e dell’Italia finisce nell’ingloriosa disfatta contro la Spagna: 3-1, con Saul che impallina per tre volte il portiere rossonero, parso impreparato in almeno due circostanze. “Ha la testa altrove”, verrebbe da pensare. Probabile, malgrado le parole della vigilia. La pressione (mediatica e non) deve essere asfissiante per un ragazzo ancora -è bene tenerlo sempre a mente- molto giovane.

Si arriva all’alba del mese di luglio e i nodi vengono al pettine: nuovi contatti, il tavolo delle trattative si riapre e le distanze si assottigliano. Si chiude con un quadriennale da 6 milioni a Gigio e l’ingaggio del fratello Antonio dall’Asteras (con ingaggio da un milione di euro), tutto nel giro di 24 ore. E vissero tutti felici e contenti.

No.

O meglio, sì. Ma solo da un certo punto di vista. Tutti hanno avuto quello che volevano. Il Milan ha rinnovato e così (viene da pensare maliziosamente) avrà più potere in caso di cessione; Mino Raiola ha ottenuto un ingaggio più alto (la prima offerta del Milan era sui 4.5 milioni annui) e una clausola: entrambe ingrasseranno ulteriormente le sue finanze. Il tutto incastonato in un gioco delle parti nelle mani dello stesso Raiola e al Milan non è rimasta che una serie di sterili ostentazioni di potere. Insomma, l’ennesimo esempio di come le società non abbiano effettivo potere decisionale nei confronti di giocatori e procuratori. Nonostante la ‘normalità‘ di una vicenda che non ha rinunciato ad accenti grotteschi -vedasi la conferenza stampa ‘casalinga’ di Raiola- non è mancato uno strascico polemico-retorico fondato su tutta una serie di luoghi (più o meno) comuni sempre buoni da tirar fuori alla bisogna: «Troppi soldi per un ragazzo così giovane», «non ci sono più le bandiere nel calcio» e così via.

Premesso che il calcio è uno sport professionistico (da quasi un secolo ormai) e che, spiace, ma ad altissimi livelli è anche, se non soprattutto, una questione di soldi, Raiola ha fatto ciò che il sistema calcio gli permette di fare: tirare acqua al suo mulino. Donnarumma (dall’alto dei suoi 19 anni) avrebbe potuto imporsi di più o ‘farsi sentire’? Forse. Ma a che pro? La giovane età non depone a suo favore e sospettiamo che la famiglia possa essere un referente influente quasi quanto il suo procuratore. Inoltre, ribadiamo, il carico di pressione -dato che chiunque abbia potuto si è espresso in merito- sarà stato importante. Di contro, la personalità è cifra assai soggettiva, per cui a questo punto, a bocce ferme, a giochi fatti, si può solo guardare avanti.

L’auspicio è che Donnarumma completi il suo processo di crescita, che smussi tutte le pecche tecniche che ancora lo rendono un diamante grezzo e possa difendere la porta della Nazionale (e del club, qualunque esso sia) nel migliore dei modi. Se poi, oltre a quella tra i pali, saprà prendere posizione anche sul proprio futuro professionale, tanto di guadagnato.

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