Home Calcio Europeo RB Lipsia – Napoli, diario di un’odissea al seguito degli azzurri

RB Lipsia – Napoli, diario di un’odissea al seguito degli azzurri

lipsia - napoli

Tre giorni in viaggio tra Olanda e Germania per seguire i partenopei impegnati nel ritorno dei sedicesimi di Europa League contro la compagine tedesca.

STAZIONE CENTRALE DI DESSAU, Venerdì 23 febbraio 2018, ore 00.25. La gran parte di quello che leggerete di qui in avanti è preso integralmente dagli appunti scritti a penna su un taccuino, nel cuore della notte, nel silenzio desolato della Stazione Centrale di Dessau-Roßlau.

Pagina 1. Inizio a scrivere gli appunti relativi alla partita solo adesso, ad oltre tre ore dal fischio finale. Sono solo, la stazione è piuttosto squallida e praticamente deserta. Mi aspettano oltre tre ore di attesa per il prossimo treno, quello in partenza alle 03.57 e diretto alla Stazione Centrale di Magdeburgo….

PROLOGO: I BIGLIETTI

Ho acquistato il biglietto per RB Lipsia – Napoli sul sito ufficiale della squadra tedesca (www.dierotenbullen.com); la procedura è semplicissima: basta creare un account personale inserendo il proprio indirizzo e-mail e i dati anagrafici; fatto ciò, si sceglie il posto a sedere che si vuole acquistare. Un posto centrale nel secondo anello del Settore C mi costa 55 euro, pagati con Postepay.

Poi mi tocca scegliere il mezzo di trasporto: non mi va di prendere l’areo e, in generale, il treno mi sembra la soluzione migliore, per via degli orari più flessibili. Mai avuto così torto. Ad ogni modo, compro i due biglietti (andata e ritorno) su www.nsinternational.nl, la sezione internazionale del sito ufficiale delle ferrovie di stato dei Paesi Bassi. Dovrò prendere cinque treni all’andata e sei al ritorno.

PRIMO ROUND: NAPOLI – RB LIPSIA 1-3

Giovedì, 15 febbraio, il Napoli perde malamente in casa la gara d’andata contro i tedeschi. Il mio primo pensiero dopo il triplice fischio è un laconico “cosa cazzo ci vado a fare a Lipsia?“. Bella domanda. Tra l’altro, amici e conoscenti commentano la mia decisione con accenti incoraggianti tipo “Sei un folle”, “Chi te lo fa fare”, “Vai ad assistere ad un’altra delusione”. Non hanno tutti i torti ma il ricordo della bella serata vissuta a Rotterdam mi fa pensare che ne valga ancora la pena.

VIGILIA, PARTENZA E VIAGGIO DI ANDATA (21-22 FEBBRAIO)

La settimana di RB Lipsia – Napoli si dipana a tambur battente tra corsi all’Università e lavoro da sbrigare in anticipo. Deciso a dare un retrogusto vagamente avventuroso ad una trasferta da oltre 500 km, la preparazione antecedente la partenza è meticolosa, ai limiti del militaresco: abbondanti cibarie (quasi un chilo di tramezzini farciti e mezzo chilo di waffel allo sciroppo), acqua, power bank, guanti da sci, taccuino, matita, due penne, biglietti, occhiali e passaporto. Si parte la sera di mercoledì 21 febbraio, zaino in spalla: lascio lo studentato poco dopo le 18.30.

Il treno è in partenza da Leida alle 19.32, direzione Lelystad. La mia prima tappa è Schipol, la stazione dell’Aeroporto internazionale di Amsterdam. Da qui salgo sul convoglio diretto a Nimega per raggiungere Arnhem. Lungo il tragitto intravedo lo stadio dell’Ajax, alle spalle della fermata omonima (Bijlmer Arena). Ci scappa uno “WOW” sul taccuino. Dopo circa mezz’ora di sosta, da Arnhem parte il treno con cui attraverso il confine tra Paesi Bassi e Germania: poco dopo le 11 sono giunto alla stazione centrale di Duisburg. Qui sono costretto a sostare per circa un’ora prima di poter salire sull’ICE949 – diretto a Berlino – che mi accompagnerà fino a Magdeburgo. Si tratta del trasferimento più lungo e ne approfitto per dormire un po’, anche perché i sedili sono molto comodi; mi sveglio verso le 03.30, all’altezza di Braunschweig e butto giù due appunti.

A Magdeburgo inizia l’ultimo segmento del viaggio d’andata: in poco più di due ore sono arrivato alla Stazione Centrale di Lispia. Sono le 6.15, è buio pesto e fa talmente freddo che faccio fatica ad usare il telefono una volta sfilati i guanti. Sono anche molto stanco e decido che è il caso di rifugiarsi in albergo per qualche ora: poco distante la stazione c’è l’Intercity Hotel. “Siamo pieni oggi, possiamo affittarle una stanza solo fino alle due” mi dicono alla reception. Per me va benissimo: la camera al sesto piano vista cantiere mi permette di riposare un paio d’ore. Dopo una doccia ristoratrice e una colazione alla men peggio (waffel e caffè istantaneo) lascio l’hotel. Mezzogiorno è passato da quasi quaranta minuti.

ALLA SCOPERTA DI LIPSIA

Confesso di non aver preparato alcun itinerario preciso ma, da una rapida ricerca online mi ero reso conto che i luoghi d’interesse erano tutti raggiungibili abbastanza facilmente dalla Stazione Centrale (‘Hauptbahnhof‘, abbreviato in Hbf). E infatti, il mio tour di Lipsia (Leipzig in tedesco) da qui:

È passato da poco mezzogiorno e, spinto anche da una giornata soleggiata benché freddissima mi metto in cammino per una breve visita della città. Non ho un itinerario preparato né tanto meno una lista di luoghi/indirizzi da visitare. Attraversato il piccolo parco che sta di fronte alla Stazione Centrale, chiedo informazioni per raggiungere il centro città. “Sempre dritto, poi a destra”. Facile. Mi incammino nella direzione indicatami e mi ritrovo sulla destra una chiesa – la Nikolaikirche – tanto imponente quanto spoglia, al centro di una piccola piazza su cui insiste anche l’edificio che ospita la Leipzig Universität (benché da fuori sembri più un centro commerciale). Dopo poco giungo in una grande piazza – Leipzig Markt – su cui affaccia un museo allestito in un edificio dagli esterni in stile classico. Faccio un giro sotto i portici, resisto alla tentazione di comprare (almeno) una deliziosa litografia e proseguo. Frattanto, ho già riconosciuto un primo gruppetto di tifosi del Napoli.

Lipsia mi appare fin da subito come una città dallo spiccato carattere mitteleuropeo. L’architettura ne rappresenta la principale caratteristica distintiva: l’alternanza dei grandi volumi e delle diverse aree verdi delinea un profilo urbanistico di ampio respiro, solcato da grandi strade che assorbono il (poco) traffico senza difficoltà. La particolare conformazione della città consente di ‘navigare a vista’, inseguendo una guglia svettante o la sagoma di un edificio in grado di elevarsi al di sopra degli altri.

A poche centinaia di metri dalla piazza c’è la St. Thomas Kirche, anch’essa in stile gotico ma dagli esterni artisticamente più apprezzabili. Nello slargo dove c’è l’ingresso si trova una statua di J. S. Bach di fronte alla quale c’è anche il museo dedicato al compositore. La chiesa val bene una breve visita. All’interno spiccano i costoloni delle volte del soffitto e le coloratissime vetrate. Sul lato destro dell’ingresso si trova la tomba di Bach che, come apprendo da un pannello in tedesco e inglese, è stato Mastro Organista della Chiesa [dal 1723 al 1750 secondo Wikipedia]

Dal confronto tra appunti e foto mi rendo conto di aver completamente dimenticato sia il monumento a Wolfgang Goethe che il busto dedicato a Mendelssohn Bartholdy, sistemato in un’aiuola di fronte la Chiesa di San Tommaso. Da qui, proseguendo la mia passeggiata, costeggio l’imponente edificio sede della Deutsche Bank che fa angolo su Martin-Luther-Ring. Scatto un paio di foto e attraverso l’incrocio, in direzione del mastodontico edificio del Bundeswervaltungsgericht (la Corte Federale Amministrativa), superato il quale mi ritrovo in Beethoven Strasse, su cui insiste la Biblioteca Albertina

Alle spalle della Biblioteca scorgo un grande parco e, vista l’ora, ne approfitto per pranzare. Butto giù due tramezzini e scarabocchio alcuni appunti veloci. Rifaccio grosso modo lo stesso percorso, ma a ritroso e dal versante opposto della strada. Così mi ritrovo di nuovo di fronte la Chiesa di San Tommaso ma dall’altra parte della carreggiata. Di fronte l’Hotel che fa angolo con una strada secondaria scorgo alcuni ragazzi con indosso delle sciarpe azzurre. Mi avvicino e facciamo due chiacchiere. Sono tifosi del Napoli, residenti in Germania. C’è chi viene da Lipsia, chi da altre città (Colonia): sono lì perché quello è l’albergo in cui alloggiano i calciatori del Napoli. Sono appena le 15 e quindi è troppo presto perché i giocatori lascino l’Innside per raggiungere lo stadio. Dopo aver parlato un po’, uno dei ragazzi mi indica un fan store del Lokomotive Lipsia perché voglio comprare una sciarpa di quella che considero la ‘vera’ squadra cittadina, e anche per un po’ di sano spirito goliardico. Il negozio è in una stradina alle spalle della Deutsche Bank: la sciarpa «Leipzig ist blau-gelb» Lipsia è giallo-blu») costa 12 euro.

La commessa mi dice che è “la sciarpa per il derby“: a memoria, l’FC Lok. Leipzig non gioca in massima serie da un bel po’, quindi, a posteriori la cosa mi lascia un vagamente perplesso e soprattutto ignaro del fatto che avrò qualche problema per la mia bella pensata, ‘stimolata’ anche dal benvenuto che i gialloblu hanno dato su Twitter al Napoli:

Dopo aver dato uno sguardo alla Biblioteca Comunale e ad una grande chiesa in stile gotico ‘nascosta’ in nel cuore di un quartiere residenziale (nascosta fino ad un certo punto, visto l’altissima guglia del campanile e un caratteristico colore nerastro delle mura esterne) torno all’Innside.

Con il sole che inizia a calare, così come la temperatura, torno all’Hotel, dove in tempi brevi si raccoglie un nutrito drappello di tifosi del Napoli. Ciò che mi colpisce è la loro provenienza: alcuni vengono dall’Italia, altri da Lipsia o da altre città della Germania (e infatti parlano un buon tedesco). C’è anche qualche tifoso polacco che, ovviamente, ha particolarmente a cuore Piotr Zielinski -con tanto di coro dedicato. I giocatori e Sarri scendono passate le cinque: io mi dirigo verso la stazione per prendere il tram diretto allo stadio.

 

L’ARRIVO ALLO STADIO, I CONTROLLI E L’INGRESSO

Salgo sul tram numero 15 diretto a Miltitz, pieno di tifosi dell’RB Lipsia. Scendo a Waldplatz: lo stadio è diverse centinaia di metri più in là; di fronte alla fermata c’è la Leipzig Arena e un’ampia area parcheggio.

La Red Bull Arena di Lipsia offre a prima vista un colpo d’occhio quantomeno suggestivo. Lo stadio, infatti, si trova in un incavo ricavato in cima ad una collina per cui i profili degli archi della copertura vengono parzialmente offuscati dai rami spogli degli alberi che coprono il versante della collina. Superata questa prima fase di ‘fascinazione’, naturale quando ci si ritrova di fronte ad un impianto ‘inesplorato’, subentra un pizzico di delusione. L’area alla base della collinetta è una grande distesa di prato che sembra destinata a ospitare concerti et similia. Anche l’organizzazione logistica è molto meno “tedesca” di quanto mi aspettassi. La collina è recintata; addossati alle recinzioni ci sono alcuni servizi sanitari, alloggiati in piccole unità prefabbricate, e piccoli stand dei gadget ufficiali della squadra.

L’ingresso ai cancelli (scordatevi i tornelli in stile caveau bancario dei nostri stadi) è delimitato alla men peggio con recinzioni metalliche provvisorie, simili a quelle usate per recintare i cantieri edili. Qui, sorgono i primi problemi. Dopo l’ok del primo steward, il secondo mi blocca perché ho uno zaino a spalla. “Niente zaino, nein” e poi aggiunge qualcos’altro in tedesco che, ovviamente, mi risulta incomprensibile. Provo allora a chiedere alla commessa dello stand dei gadget del RB Lipsia se c’è un posto dove possa lasciare lo zaino. “In macchina” mi risponde, candidamente. Un “grazie al kaiser” non glielo avrebbe tolto nessuno. 

Sono le 18.35 e non so dove sbattere la testa. Mi appoggio ad una specie di terrazza lì di fronte, mangio rapidamente gli ultimi due tramezzini e bevo mezza bottiglia piccola d’acqua. Sistemo nelle tasche interne del giubbino tutto il contenuto dello zaino e lo infilo dietro una cabina addossata alla recinzione, nella speranza di ritrovarlo ancora lì a fine partita. Rifaccio la fila per entrare. Altro problema. Nello zaino avevo riposto la sciarpa del Lokomotive Lipsia. Ora l’avevo annodata al collo sotto la sciarpa blu Henry Cotton’s con cui ero partito da casa. Lo stesso steward che mi aveva fermato per via dello zaino afferra un lembo della sciarpa e mi fa intendere che, no, quella lì non entra. Rispondo che l’avevo messa nello zaino e così, più a gesti che a parole, mi fa capire che devo nasconderla sotto il giubbino chiuso. Detto fatto. Superato anche il controllo biglietti, posso finalmente raggiungere gli spalti.

ALL’INTERNO DELLA RED BULL ARENA

Trovato il mio posto, noto con piacere di non essere ‘solo’. Fatto a cambio posto con una tifosa di casa, mi ritrovo seduto tra un folto gruppo di sostenitori del Napoli ‘infiltrati’. Il settore ospiti, invece, è in uno spicchio dell’anello inferiore, posizionato alla mia sinistra tra la ‘curva’ e la tribuna laterale opposta a quella riservata alla stampa.

Riprendo a scrivere alle 02.00, dopo una breve pausa per prendere una bibita (un energy drink alla mela verde). La temperatura è gelida e indosso i guanti per scrivere: la mia permanenza a Dessau si sta trasformando in una prova di resistenza, ambientata in uno scenario degno di un film di Kubrik. Torniamo alla partita, mentre un altro treno attraversa veloce la stazione. Mai, e dico mai, avrei pensato di covare un così ardente desiderio di raggiungere Hannover.

Il corridoio della Stazione di Dessau

La Red Bull Arena è uno stadio moderno, ossia concepito a misura di tifoso. La visuale è eccellente, anche dall’anello superiore e i sedili, dotati di ampio schienale, sono molto comodi. Il pubblico accorre numeroso ma entra quasi tutto a ridosso del calcio di inizio: il ‘colpo d’occhio’ degli spalti è di certo adeguato ad una gara di coppa europea (36mila spettatori circa) ma non c’è il tutto esaurito. Come detto, il tifo ospite è, malgrado il risultato dell’andata, numeroso (e rumoroso), ben mescolato tra i sostenitori della squadra di casa. Il clima, da questo punto di vista è decisamente gradevole. La ‘curva’, ossia il settore alla mia destra (Sektor B) è il propulsore del tifo: canti e cori ritmati vengono scanditi con regolarità e assecondati, talvolta in maniera un po’ pigra, dal resto della platea. I tifosi del Napoli, pur in minoranza, riescono comunque a farsi sentire: non mancano incitamenti ai singoli (“Vai Mario!”) e qualche uscita di spirito (“fai il miracolo De Nicola!” – sull’infortunio di Mario Rui).

IL CLIMA PARTITA E IL CONFRONTO CON IL DE KUIP

Di come s’è svolta la gara, avrete già ampiamente letto, visto e sentito altrove. Gioia, speranza e delusione si sono susseguite per 90′, il tutto in un clima civile e per nulla teso. Come per Feyenoord – Napoli, anche questa seconda trasferta europea mi ha offerto spunti di riflessione extra campo. Anzi, credo si possa fare un piccolo confronto tra i due contesti: a Rotterdam il pubblico aveva spinto compatto una squadra mediocre ad una rimonta inutile ma prestigiosa. A Lipsia, in un contesto più importante per la posta in palio, ho notato un’attitudine diversa.

Mentre la ‘curva’ del Lipsia – e mi sembra corretto definirla come tale visto lo schieramento di drappi sulla balaustra a dare una certa territorialità al settore – ha dato prova di grande partecipazione, il resto dello stadio non ha interagito con particolare regolarità. Un coro lanciato dalla curva veniva ripreso per una manciata di secondi, spegnendosi poi rapidamente. L’atteggiamento mi è sembrato quasi avulso agli stimoli della partita; nel secondo tempo, con la squadra alle corde e quasi mai capace di allentare la pressione del Napoli, mi sarei aspettato un sostegno più convinto. Non saprei dire se ciò derivi dal fatto che l’RB Leipzig sia un parvenu del grande calcio. Mi pare un’ipotesi da scartare, visto che il pubblico allo stadio copriva un’ampia fascia generazionale. In altre parole, non credo che i ‘vecchi’ tifino Lokomotive e i ‘giovani’ RB.

Il Settore B della Red Bulla Arena, la ‘curva’, dell’RB Lipsia

Pagina 23. Sono le tre di venerdì 22 febbraio 2018 e nella deserta stazione di Dessau, tra il pallore delle luci al neon e un ronzio indistinto avrò scarabocchiato una trentina di pagine di appunti (vero è che sto scrivendo su un taccuino A6, grosso quanto il palmo di una mano). Ho ancora gran parte del viaggio di ritorno da fare ma la nottata è stata tranquilla, benché l’atmosfera del luogo oscilli tra il post-moderno decadente e il set di un B-movie di genere horror. Giovedì scorso, a partita finita, pensavo “chi me l’ha fatto fare?” ma alla fine, come accaduto a Rotterdam, la delusione è durata un amen. È stato bello esserci, è stato bello saltare assieme agli altri tifosi fuori l’hotel che ospitava i giocatori, è stato bello crederci dopo il 2-0 di Insigne, ed è stato bello anche disperarsi sull’ultimo tuffo di Tonelli. Insomma, qualora non fosse chiaro, è stato bello. Chi ama questo sport capirà, capirà anche la notte di Dessau.

POST SCRIPTUM: IL RITORNO A LEIDA

Tutto bello, tutto giusto. C’è un però: il viaggio di ritorno. Lasciati gli spalti, dopo un bratwurst volante, l’ideale per riprendersi dai geloni patiti in tribuna, e recuperato lo zaino, raggiungo la Stazione Centrale in tram. C’è anche qualche tifoso del Napoli che butta già un occhio al campionato pensando a Juventus-Atalanta di domenica:

“Che fa l’Atalanta?”
“Vince uno a zero”
“In casa?”
“Eh, in casa”
(rispondo io)
“Mo tengono pure la scusa”
“La Juve vince facile, 3-0, li asfalta proprio”.

In stazione ceno al KFC, dove si sono raccolti altri tifosi azzurri in attesa di rincasare in autobus. Parlano della partita, della gestione del turnover di Sarri, del possibile erede di Reina (Rulli e Handanovic i nomi emersi) e del calciomercato. L’intera conversazione, vivace eppure civile, meriterebbe un approfondimento a sé.

Parto da Lipsia alle 23.18, la mia prima tappa è Bitterfeld. Da qui mi reco a Dessau. Ho realizzato solo martedì che avrei dovuto passarci la nottata. “Magari trovo un motel per dormire un paio d’ore” penso. Magari. E invece no: la stazione è deserta (ma non chiusa) e nel piazzale antistante si distinguono a malapena le luci dei lampioni e un’insegna luminosa in cima ad una edificio di una quindicina di piani. Per il resto, buio totale. Non mi resta che accovacciarmi su un sedile di ferro dietro un grosso distributore e iniziare a scrivere dopo aver sgranocchiato l’ultimo stroop waffel.

Il treno che parte alle 03.57 da Dessau arriva a Magdeburgo con sette minuti di ritardo. Nulla di grave, specie per gli standard italiani, non fosse per il fatto che il cambio per Hannover era previsto cinque minuti dopo l’arrivo in stazione. Ergo, per soli due minuti due (!), perdo la coincidenza. Devo aspettare un’altra ora; ad Hannover la storia si ripete, altri sessanta lunghissimi minuti di attesa extra. Per di più, il treno per Amsterdam è in ritardo di una decina di minuti per “problemi tecnici” che costringeranno la vettura ad almeno altre due soste leggermente più lunghe del previsto. Ad ogni modo, non devo prendere altre coincidenze e posso provare a dormire. Arrivo alla stazione centrale di Amsterdam alle 13 (quando dovrei essere già a casa da almeno mezz’ora) e mi infilo al volo sull’Intercity per L’Aia. Alla fine, ma proprio alla fine, arrivo a Leida: sono le 14 di venerdì 23 febbraio.

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