Pierluigi Collina spiega le nuove regole FIFA: perdite di tempo, Var, fuorigioco day-light e cambi. Cosa può cambiare davvero nel calcio.
In un momento in cui in Serie A si discute quasi più di arbitri che di calcio giocato, le parole di Pierluigi Collina arrivano con un peso specifico diverso. Non è solo l’ex fischietto simbolo di un’epoca, oggi è il capo degli arbitri FIFA. E nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport ha messo sul tavolo un tema che va oltre le polemiche del weekend: il calcio deve diventare più fluido, più leggibile, meno frammentato.
Il punto di partenza è chiaro: le perdite di tempo. “L’obiettivo è eliminare, o limitare al massimo, le perdite di tempo che riducono la spettacolarità della partita”, ha spiegato. La cosiddetta “8 seconds rule” per i portieri – introdotta lo scorso anno – viene considerata un successo. Pochissimi corner assegnati per violazione, ma un forte effetto deterrente. Ed è proprio questa la parola chiave: deterrenza, più che punizione.
Sul tema delle rimesse dal fondo e dei falli laterali, Collina è stato pragmatico. A differenza del limite imposto ai portieri, qui non è previsto un tempo massimo fisso. Le situazioni sono troppo diverse tra loro: il pallone può non essere immediatamente disponibile, il giocatore incaricato può dover attraversare il campo. Sarà quindi l’arbitro a valutare quando il ritardo è intenzionale. In quel caso scatteranno 5 secondi per riprendere il gioco. Anche qui, non si tratta di “punire”, ma di cambiare abitudini.
Stesso approccio per i cambi. L’obbligo di uscire dal punto più vicino è già realtà, ma secondo Collina il tempo limite funziona meglio di un’ammonizione, che talvolta può diventare “un affare” tattico. I dati raccolti in MLS vengono citati come esempio di una misura efficace.
Interessante anche il passaggio sugli infortuni. L’idea di obbligare un giocatore a restare fuori per un minuto dopo l’intervento dei sanitari non nasce solo dal sospetto di simulazioni. “Consente al giocatore di recuperare meglio”, ha spiegato, ma può anche scoraggiare interruzioni strumentali. I test effettuati hanno ridotto drasticamente gli interventi medici durante le partite sperimentali.
Il capitolo più delicato resta quello del Var. Collina ha ricordato che nel 2016 il protocollo venne scritto praticamente da zero, in un contesto tecnologico molto diverso. Oggi, dopo quasi dieci anni, è legittimo chiedersi se serva un aggiornamento. Un esempio su tutti: la seconda ammonizione chiaramente sbagliata. L’espulsione che ne deriva può essere decisiva e “ingiusta”. È un tema discusso da tempo, ma non ancora prioritario per tutti. Nei prossimi panel dell’Ifab si farà una valutazione complessiva.
C’è poi il controllo sugli angoli: se un’immagine dimostra subito che la decisione è errata, ha senso lasciar battere il corner “sperando che non venga segnato un gol”? Secondo Collina no. Meglio correggere prima, senza generare ulteriore caos.
Quanto al Var a chiamata, il Football Video Support sta dando segnali positivi, soprattutto in contesti con poche telecamere. Ma anche qui si tratta di valutare miglioramenti possibili, non di rivoluzioni improvvisate.
Curiosa – ma non banale – la questione dei battibecchi con maglietta o mano davanti alla bocca. “È qualcosa che nessuno vuole vedere”, ha detto Collina. Se si nasconde ciò che si dice, un motivo c’è. L’intenzione è trovare una soluzione già prima del Congresso FIFA di aprile.
Sugli episodi di razzismo la linea resta ferma: esiste una procedura codificata e “nessun giocatore oggetto di razzismo verrà mai punito”. Distinguendo nettamente tra protesta e discriminazione.
Infine il fuorigioco day-light: la “luce” tra attaccante e difensore. La sperimentazione proseguirà, con il Canada pronto a testarla nel massimo campionato. È un segnale: il calcio non è immobile, ma ogni modifica deve passare attraverso dati, test e gradualità.
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