Roberto De Zerbi accende Marsiglia: vittoria sul Lens, parole dure sui media e un club costretto a intervenire. Cronaca di una tensione permanente.
Altra partita, altra polemica. A Marsiglia, ormai, non è più solo una sensazione: è una dinamica. Roberto De Zerbi ha trovato una piazza che amplifica tutto, soprattutto ciò che già gli appartiene. Il calcio propositivo, l’esposizione costante, il rifiuto di qualsiasi forma di compromesso comunicativo. La vittoria per 3-1 sul Lens, arrivata pochi giorni dopo il pesante 0-3 contro il Liverpool, avrebbe potuto suggerire una tregua. È successo l’opposto.
In conferenza stampa, l’ex allenatore del Brighton si è presentato con uno sguardo che diceva più di mille sorrisi di circostanza. Al primo assist, ha scelto l’affondo. “Se avessi il passaporto francese sarebbe un po’ diverso”, ha detto, mettendo subito il tema sul tavolo. Non il campo, non la classifica – Marsiglia ora secondo, con il PSG che torna davanti – ma il rapporto con l’ambiente. E soprattutto con una parte della stampa.
“Sono arrivato qui con molto rispetto”, ha proseguito, “mi sono legato a Marsiglia volutamente perché è un posto speciale. Però tanti di voi giornalisti, non tutti, si sentono i padroni. Io non ho padroni”. È una dichiarazione che non cerca mediazioni. Anzi, le respinge. De Zerbi non nomina nessuno, ma allarga il bersaglio: “Qualcuno vi scrive messaggi per tenervi buoni, io non ho il numero di telefono di nessuno di voi. Potete scrivere quello che volete”.
Il passaggio chiave arriva subito dopo, quando la questione diventa identitaria: “Tanti di voi sono in buona fede, tanti in malafede. Quando non c’è buona fede sto zitto, ma secondo me il passaporto fa tanto per qualcuno di voi. Io sono italiano e contento di esserlo”. Non è una frase gettata lì. È una linea di confine. E De Zerbi la traccia senza esitazioni.
Poi c’è la chiusura, quasi notarile, sul tema del potere: “Il padrone è Franck McCourt, che è il mio proprietario. E neanche lui è francese”. Una frase che suona come una firma, più che come una provocazione.
Le parole non sono rimaste sospese. L’Équipe, il giorno dopo, ha provato a leggerne la portata. Il quotidiano sottolinea come De Zerbi abbia scelto ancora una volta l’italiano per esprimersi, ricordando che già la scorsa stagione aveva dichiarato di “amare le polemiche”, elemento che a Marsiglia non manca mai. Il ritratto è netto: “Il suo carattere imprevedibile e impulsivo solleva interrogativi, compresi quelli dei grandi club, sulla capacità di prendere la giusta distanza e resistere in contesti ad alta pressione”.
È un’osservazione che va oltre l’episodio. Tocca il tema centrale della carriera di De Zerbi: quanto il conflitto sia parte integrante del suo modo di stare nel calcio. A Marsiglia, questo aspetto non viene attenuato. Viene moltiplicato.
La vera novità, però, arriva dal club. L’Olympique Marsiglia decide di intervenire con un comunicato ufficiale, dal tono istituzionale ma tutt’altro che neutro. “Il club intende chiarire in modo istituzionale certe interpretazioni recenti relative al rapporto con i media”, si legge. Poi il passaggio più delicato: “Il Marsiglia non pratica né boicottaggio né censura. Le decisioni vengono prese in funzione di strategie definite dal club, fondate sull’analisi del contesto e sul rispetto dell’istituzione”.
C’è anche una linea di difesa esplicita: “Il club si riserva di agire per ogni via appropriata contro ogni accusa che attacchi la sua immagine o quella dei suoi collaboratori”. È raro che una società scelga di esporsi così, soprattutto per una questione che nasce da una conferenza stampa. Ma Marsiglia, da sempre, non è un luogo ordinario.
Il prossimo capitolo è già scritto nel calendario: conferenza di vigilia della trasferta di Champions League a Bruges. Con De Zerbi, però, la sensazione è che il campo sia solo una parte del racconto. Il resto si gioca altrove, tra parole che non cercano consenso e una libertà rivendicata a voce alta.
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