Il calciomercato estivo vede l’ingombrante presenza dei club sauditi, che hanno portato a casa tantissimi campioni: ecco cosa c’è dietro
Da Cristiano Ronaldo a Sadio Mané e Kalidou Koulibaly, da Karim Benzema e N’Golo Kanté a Sergej Milinković-Savić e, ultimo solo in ordine cronologico, Neymar. Tutti nomi che, di norma, sarebbero al centro di voci di mercato che coinvolgono i più grandi top club europei, ma che nel corso di questa estate si sono trasferiti nelle squadre della Saudi League.
Il governo saudita vuole infatti imporre il proprio campionato come uno dei migliori al mondo, e sta lavorando incessantemente per portare in Arabia i più grandi nomi sul pianeta, almeno a livello mediatico. Merito, secondo Davide Tabarelli, di una strategia imprenditoriale del principe Mohammed Bin Salman, proprietario diretto, in quanto presidente del fondo PIF, delle quattro squadre principali del campionato, Al-Nassr, Al-Ahli, Al-Ittihad e Al-Hilal.
Secondo il presidente di Nomisma Energia, intervistato dal sito web calcioefinanza.it, il motore di tutto sarebbe, come spesso accade, il petrolio. Il principe saudita starebbe mettendo in atto una speculazione sul combustibile, alzandone il costo per i Paesi consumatori, in particolare quelli europei, riducendo allo stesso tempo la produzione.
Tabarelli spiega che queste operazioni fanno parte della stessa operazione di speculazione che ha portato Roberto Mancini a dimettersi dal ruolo di commissario tecnico della Nazionale italiana con la promessa di un ricco contratto nello Stato arabo, e che ha permesso agli stessi arabi di organizzare anche il Mondiale di calcio del 2022 in Qatar.
Operazioni che, naturalmente, svantaggiano gli stati europei, che pagano prezzi altissimi. In Italia, in particolare, “il settore della distribuzione del carburante è molto povero. Non possiamo definire speculazione quella di chi approfitta della situazione solo perché alcuni consumatori più ricchi e disattenti fanno benzina a 2 euro e 70 quando da cartello regionale il prezzo medio è di 1,90. Questo è libero mercato, ma quello del carburante è il settore con più trasparenza nel nostro Paese”.
Nonostante questa manovra ben poco pulita – per quanto legale – i Paesi consumatori, ovvero quelli occidentali, non riescono, pur volendo, a trovare delle soluzioni alternative. E non possono permettersi di tagliare gli investimenti per non ritrovarsi, in futuro, con meno materia a prezzo più alto. È per questo motivo che, grazie a queste manovre non troppo corrette, per quanto legali, Mohammed Bin Salman sta portando avanti il proprio progetto di costruzione di un campionato competitivo e pieno di campioni, sedotti con ingaggi faraonici.
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