Esordio Amichevole per il Como: Pari 2-2 con il Paris FC, Gol di Gabrielloni e Douvikas

Un pomeriggio d’agosto, aria leggera e passi nuovi: il Como rompe il ghiaccio con un’amichevole coraggiosa, gioca senza fretta, sbaglia il giusto, si rimette in corsa. Finisce 2-2 con il Paris FC, ma la cifra resta umana: ritrovarsi, misurarsi, segnare. A firmare i gol, due nomi che dicono cose diverse alla stessa gente: Gabrielloni, cuore di lago, e Douvikas, curiosità che accende gli occhi.

C’è sempre un primo giorno che scompiglia i pensieri. Le maglie nuove, le scarpette lucide, il pubblico che si aggiusta il cappellino e cerca volti familiari. Questa volta toccava al Como: saluta l’estate con un test contro il Paris FC, club solido di Ligue 2. Un avversario vero, niente scenette da passerella. E già questo fa bene al ritmo.

La cornice del match

Partiamo dalla cornice. I lariani hanno in testa la nuova Serie A: l’hanno riconquistata nella scorsa stagione con una corsa lucida, chiusa nei piani alti della B. Oggi serve altro: riconoscere le distanze, riaccendere i meccanismi, capire chi sta come. Una amichevole fatta per misurare respiro e idee.

Il punto centrale

Il punto centrale arriva a partita assestata. Finisce in pari 2-2, con i lariani che trovano la porta due volte. Prima ci pensa Gabrielloni. Il suo è un gol che suona familiare: attacco al primo palo, cattiveria buona, scelta di tempo. Quell’istinto che ha tenuto in piedi giornate storte e ha dato tono a notti leggere. Poi entra in scena Douvikas: controllo, freddezza, palla dentro. La firma di chi sa fare il mestiere. I francesi rispondono, come è giusto che sia a questi livelli, e portano a casa il loro pezzo di partita.

Non abbiamo dati ufficiali su minutaggi, schieramenti o cambi nel dettaglio: i club spesso comunicano dopo, e va bene così. Qui conta l’impressione pulita. Il Como alterna pazienza e scatto, cerca l’ampiezza quando serve, accorcia le distanze in non possesso. Niente fuochi d’artificio. Ma alcuni segnali restano.

Intensità e idee semplici

Intensità sostenibile: non c’è affanno, c’è gestione. Idee semplici: primo controllo orientato, passaggio corto, gol cercato con costruzione pulita. Carattere: quando il Paris FC alza il tono, il Como non sbraca.

Gabrielloni e Douvikas

Gabrielloni merita una riga in più. È il volto che racconta la scalata, dalla provincia profonda fino alla ribalta. Segna e non fa rumore: lo vedi più nel tempismo che nella posa. In una squadra che cambia pelle, il suo peso emotivo è ancora una bussola.

Douvikas, invece, è la curiosità che diventa trama. Attaccante moderno, attira il pallone addosso e lo difende bene. La rete in amichevole vale quanto un sorriso allo specchio: non decide il mondo, ma ti ricorda chi sei quando giochi a calcio. Il pubblico questo lo capisce subito.

Cosa significa davvero questo pari

Che l’ossatura regge un confronto internazionale. Che la fase offensiva sa accendersi con due profili diversi: istinto e pulizia tecnica. Che la condizione è in crescita, con margini ampi e tempo a disposizione.

Il dato più “freddo” è anche il più utile: due gol contro una squadra abituata a campionati intensi come la Ligue 2 non nascono per caso. Confermano che la porta si vede, la scelta si riconosce, la palla viaggia con un senso.

Volti, ritmo, piccoli indizi

Difesa: linee generalmente corte, protezione dell’area migliorabile nelle transizioni. Centrocampo: passaggi verticali cercati senza forzare, tempi discreti. Attacco: movimenti coordinati, intensità buona nei primi metri.

È solo l’inizio. Ma è un inizio che profuma di normalità bella. Un test estivo con dentro sostanza e una goccia di immaginazione. E allora viene da chiedersi: quando agosto farà spazio alle notti lunghe della Serie A, quanti di questi gesti resteranno nelle mani? Forse basta tenere nella testa quell’attimo in cui la palla si stacca dal piede e tutto tace: in quell’istante il calcio ti somiglia davvero.