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Serie A, inizia l’era del Fair Play Finanziario made in Italy

Dichiarazioni Tavecchio Boxing Day
Carlo Tavecchio (foto: @FIGC)

Cosa è il Fair Play Finanziario made in Italy – Con la nuova stagione entrano in vigore i nuovi parametri per evitare il ripetersi di un caso Parma

Con l’inizio della stagione 2016/2017 in Serie A è entrato ufficialmente in vigore il Financial fair play made in Italy per evitare che si ripetano casi come quello del Parma di due stagioni fa. In sostanza una serie di norme che aiuteranno a scongiurare casi estremi provando a rieducare le società sotto il profilo finanziario. Per capire meglio in cosa consisterà questa nuova normativa seguiamo il meccanismo spiegato da Marco Bellinazzio del Sole 24 Ore a Goal.com.

Questo nuovo provvedimento è un correttivo alla decisione presa nel 2000 della FIGC di venire incontro alle società di calcio alleggerendo pesantemente le restrizioni per l’iscrizioni al campionato, in pratica bastava dimostrare di aver pagato le ritenute Irpef e gli stipendi entro il 31 marzo proprio come accaduto per il Parma. Questo a portato ad un pesante indebitamento delle società negli anni e da qui nasce la decisione della Federazione di reintrodurre parametri finanziari più restrittivi per l’iscrizione al campionato italiano.

INDICATORE DI LIQUIDITA’– Per prima cosa le società dovranno aver pagato non solo tutti gli stipendi e le mensilità entro maggio, ma anche aver saldato tutti i debiti di calciomercato con le società estere. Inoltre i club dovranno dimostrare di avere le dovute coperture economiche per poter far fronte a tutti gli impegni e le scadenze finanziarie che arriveranno nel corso della stagione. La FIGC valuterà tale parametro attraverso un “indicatore di liquidità” che sarà calcolato attraverso il rapporto tra le attività correnti (il denaro sui conti correnti) e le passività correnti (i debiti in scadenza entro i 12 mesi). Questo rapporto dovrà essere pari a 0,5 per la stagione appena iniziata e poi salirà a 0,6, il mancato rispetto di tale valore porterà al blocco del calciomercato a meno che il club non ripiani la carenza finanziaria.

INDICATORI CORRETTIVI – La Federazione ha, però, creato due indicatori correttivi. Se ad esempio una società avesse uno squilibrio dell’indicatore di liquidità si andranno a valutare: l’indicatore di indebitamento, ovvero con il rispetto di un certo rapporto (1,75) tra debiti totali e fatturato il club avrà uno scontro di 1/3 sul dovuto; indicatore di costo del lavoro allargato, ovvero gli ingaggi più gli ammortamenti con il costo della rosa che non dovrà superare l’85% dei ricavi (sulla media triennale). Quindi per essere chiari se un club non rispetta l’indicatore di liquidità per 30 milioni ma dovesse rispettare uno degli altri due indicatori, allora potrà ricapitalizzare per soli 10 milioni.

BILANCI – Per quanto concerne i bilanci delle società già per la stagione 2015/2016 la Covisoc ha effettuato controlli anche se allora non erano previste sanzioni e quindi, il risultato non è mai stato reso pubblico anche se il presidente della FIGC Carlo Tavecchio aveva parlato di una situazione allarmante. Se questi dati preoccupanti saranno confermati per l’attuale stagione scatterà il blocco del calciomercato ed in caso di ulteriore inadempienza al più drastico dei provvedimenti, ovvero il divieto di iscrizione al torneo. L’obiettivo della federazione è un rientro nei parametri normali entro la stagione 2018/2019, con il fine di riportare le società alla parità del bilancio entro i prossimi tre anni. In realtà le restrizioni applicate dalla FIGC sono molto più elastiche di quelle della UEFA, con criteri che alla lunga favorirebbero i club più importanti che, però, allo stesso tempo presupponendo partecipino alle coppe europee vedranno sfumare tale vantaggio.

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